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Spari e minacce per evitare sfratto Green Bar Riccione

Cronaca Riccione | 13:47 - 31 Luglio 2008

Il titolare del Green Bar, uno dei locali più noti di Riccione, e due napoletani ritenuti suoi complici sono stati arrestati la scorsa notte dai Carabinieri con l'accusa di essere rispettivamente il mandante e gli esecutori materiali di attentati intimidatori, compiuti nei mesi scorsi ai danni dell'avvocato riminese Franco Marcolini, per evitare uno sfratto. I tre sono finiti in manette in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Rimini: sono Salvatore Castaldo, 40 anni, di Napoli, proprietario del bar nel famoso viale Ceccarini, e i fratelli Sergio e Ciro D'Ambrosio, 40 e 47 anni, di Cercola (Napoli), gli ultimi due con precedenti. Le accuse sono tentata estorsione in concorso, danneggiamento, esplosione pericolosa in luogo pubblico, detenzione e porto abusivo di armi da fuoco. I primi due sono stati bloccati nei pressi del casello autostradale di Riccione, di ritorno da un viaggio nel capoluogo campano, il terzo è stato fermato nella sua abitazione di Napoli. Le indagini, coordinate dal Procuratore Franco Battaglino, attribuiscono ai tre gli atti intimidatori ai danni della famiglia dell'avvocato, culminati dieci giorni fa nell' esplosione di quattro colpi d'arma da fuoco sparati verso un negozio di calzature a Cattolica, di proprietà della moglie del legale. L'indagine era partita in giugno, dopo l'incendio dell'auto del figlio dell'avvocato. Dopo quel primo episodio era stato fatto esplodere un potente fuoco d'artificio contro il negozio di scarpe, seguito da colpi d'arma da fuoco contro le vetrate dell'esercizio. Secondo la Procura, Castaldo si sarebbe servito dei due fratelli per costringere Marcolini, legale di fiducia dei proprietari dell'immobile dove ha sede il Green Bar, ad omettere la notifica dell'ordinanza di sfratto esecutivo della struttura che il Tribunale Civile di Rimini aveva già emesso nell'ambito di un procedimento intentato per morosità dei pagamenti dell'affitto. Gli attentatori - secondo l'accusa - pensavano così non solo di poter scongiurare una prossima chiusura o comunque il trasferimento dell'attività, ma facendo pressioni sul legale speravano di giungere ad una transazione favorevole alle loro condizioni. Nel corso dell'operazione sono state eseguite perquisizioni che hanno portato al sequestro di una lettera minatoria dattiloscritta indirizzata al legale, con una richiesta estorsiva di 500.000 euro; artifici pirotecnici identici a quelli utilizzati per il danneggiamento del negozio; una pistola calibro 9x21 con caricatore e 15 proiettili, probabilmente utilizzata per esplodere i colpi contro il negozio. L'arma era regolarmente detenuta da una guardia giurata, che è stata denunciata per favoreggiamento e omessa custodia di armi. Gli arrestati, che saranno interrogati dal Gip nei prossimi giorni, sono stati trasferiti nelle carceri di Rimini, Forlì e Napoli.