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Sparatoria a Marebello, preso anche pregiudicato

Cronaca Rimini | 15:40 - 30 Gennaio 2009

C'é anche un noto personaggio della criminalità organizzata campana che fa base a Rimini, fra gli otto arrestati dalla squadra Mobile di Rimini in seguito alla sparatoria avvenuta domenica, davanti al bar Royal a Marebello di Rimini, da parte di un giovane italiano (il figlio del pregiudicato campano, di 23 anni) contro un romeno, mancato di poco. La vicenda ha un collegamento indiretto con la rissa scoppiata l'8 dicembre al pub Babylon, fra un gruppo di albanesi e uno di romeni a suon di coltelli, bottiglie e una pistola, e finita con tre arresti. Ma a permettere il collegamento tra i due fatti, per poi procedere agli arresti, è stato Adamo Pisapia, 48 anni di Salerno con numerosi precedenti per droga, tentato omicidio, contrabbando. L'uomo, che è appunto il padre di Matteo Pisapia, è il titolare di entrambi i locali. Pare che abbia una grande disponibilità economica e contatti con la malavita campana. Ma soprattutto era l'uomo che 'gestiva' i gruppi di romeni e albanesi, definiti dalla questura riminese molto pericolosi. I due locali sono stati chiusi e sono partite le procedure di revoca delle licenze. Adamo Pisapia ha saputo dell'arresto del figlio mentre era in macchina con Lilia Iurcu, una moldava di 31 anni. La donna allora ha chiamato alcuni amici albanesi, fra cui il suo fidanzato, per avvisarli di allontanarsi subito da Rimini. Ma la Mobile era già sulle loro tracce. Infatti fatta irruzione in un appartamento di viale regina Margherita, gli agenti hanno trovato quattro albanesi, di cui due erano ricercati per reati legati allo spaccio di droga e perché clandestini. Si tratta di Bardh Malocaj (fidanzato con la moldava) di 37 anni e Anton Preli di 21. In manette sono finiti anche Pisapia padre e la Iurcu, per favoreggiamento personale. Gli altri quattro arresti sono quello di Matteo Pisapia e di tre suoi amici (accusati di favoreggiamento) con cui stava cercando di fuggire quando è stato bloccato ieri dalla polizia sull'A14, all'altezza del casello di Imola. Si tratta di Adam Andrei, romeno di 37 anni, Valeria Georghinaiu, connazionale di 23 e Luca Grassi, riminese di 25 anni. Pare che i tre avessero ricevuto dal padre di Matteo 1.000 euro per portarlo in Romania e sfuggire alla giustizia. Il giovane aveva con sé anche un documento falso intestato a uno zio al quale aveva apposto la sua foto.

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