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San Mauro Pascoli: processo Togliatti, assolto

Attualità San Mauro Pascoli | 18:45 - 11 Agosto 2008 San Mauro Pascoli: processo Togliatti, assolto

Ebbe per anni rapporti con Stalin ma non merita l'etichetta di servo dei regimi totalitari russi. Palmiro Togliatti fu piuttosto uno dei padri della democrazia italiana, e per questo va assolto. Anche se con un voto di scarto, quattro a tre. Questo il verdetto del processo celebrato ieri a San Mauro Pascoli, in terra romagnola, contro lo storico segretario del Pci. La torre di Villa Torlonia (la stessa dove lavorava come fattore il padre di Giovanni Pascoli, ndr) ha ospitato il tradizionale processo storico, organizzato come ogni estate dall'associazione 'Sammauroindustria' e dal Comune. Oggetto del contendere il dilemma se il 'Migliore' è stato un uomo di Stalin o un padre della democrazia. Sette i giurati coinvolti e il sindaco di San Mauro, Miro Gori, arruolato come presidente del tribunale. Come si legge nel verdetto finale "la giuria è partita dalla premessa che Togliatti vada giudicato nel quadro di un periodo storico denso di tragedie, di dittature e di guerre. In questo contesto la maggioranza della giuria, rispetto all'elemento negativo e più importante messo in luce dall'accusa cioé il legame sempre mantenuto da Togliatti con Stalin e con il regime totalitario sovietico, ha ritenuto prevalente l'elemento positivo del contributo dato dal leader del Pci al consolidamento della democrazia italiana e pertanto ha deciso di assolvere l'imputato per quattro voti a tre". Vivace il dibattito tra l'accusa (Marina Cattaruzza e Victor Zaslavsky, dell'Università di Berna e della Luiss di Roma) e difesa (Maurizio Ridolfi dell'Università della Tuscia e Carlo Spagnolo dell'ateneo di Bari) davanti a un pubblico di circa 800 persone. L'accusa ha sottolineato il ruolo antinazionale svolto da Togliatti nella questione di Trieste nel secondo dopoguerra, ma anche il suo ruolo determinante nello stalinismo italiano ed europeo. Emblematico l'operato del 'compagno Ercoli' durante la ribellione d'Ungheria del 1956. Citando recenti documenti di fonte sovietica, Zaslavsky ha evidenziato non solo le pressioni del leader italiano per un intervento armato, ma anche il proseguimento della linea stalinista all'interno del Pci. "Togliatti difenderà sempre la superiorità della società sovietica e se è stato un padre della democrazia, lo è stato di quelle popolari dell'Est". Lapidario il giudizio finale: "Milioni di persone nel nome di ideali di solidarietà e uguaglianza hanno finito per appoggiare uno degli uomini più sanguinari della storia dell'umanità, qual è stato Stalin. Togliatti è stato uno dei principali responsabili in questa direzione e quindi merita di essere accusato". Opposta la linea della difesa che ha invocato una visione storico-politica più ampia. "Prendiamo il secondo dopoguerra - ha spiegato Ridolfi - Il Pci ha avuto un ruolo di primo piano nella costruzione della democrazia repubblicana: dalla svolta di Salerno al ruolo nell'Assemblea costituente, dall'attenzione al mondo cattolico alla questione di Trieste. Non si trattava di scelte scontate. Basti pensare alla vicina Francia dove il partito comunista si mosse come forza antisistema". D'accordo Spagnolo che ha sottolineato come il '56 non e' stato il proseguimento della linea stalinista all'interno del Pci ma ha dato vita a quella che è stata chiamata 'via italiana al socialismo'. E' stato l'inizio di un percorso culminato nel memoriale di Yalta scritto nell'agosto del 1964 pochi giorni prima della sua morte. "Nella parte riservata di quel memoriale, Togliatti critica il regime sovietico di Kruscev che aveva prospettato delle riforme ma non le ha attuate. Non solo critica la linea sovietica ma preconizza una linea nazionale al perseguimento del socialismo". Caduta quindi l'accusa di servo di Stalin, il 'Migliore' è 'salvo'.