Rimini, il sindaco sulla Uno Bianca: “Offese alla verità e alle vittime”
Dopo le dichiarazioni di Roberto Savi a ‘Belve Crime’, il primo cittadino difende il lavoro delle forze dell’ordine e ricorda le vittime della banda: “La verità è nelle carte processuali”
“Come sindaco di una città, Rimini, che porta ancora sulla propria pelle i tragici segni dei crimini della Uno Bianca, vorrei dire un paio di cose a commento delle dichiarazioni di Roberto Savi al programma televisivo ‘Belve Crime’”, afferma il primo cittadino.
“La prima – sottolinea – è che le carte processuali hanno stabilito esattamente colpe e pene. In un Paese abituato al complottismo e ai misteri eterni, questa è una rara eccezione di verità giudiziaria chiara”.
Il sindaco ricorda il lavoro degli investigatori: “Tutto questo è stato possibile grazie a una straordinaria inchiesta condotta da uomini delle istituzioni, riminesi come Daniele Paci, Luciano Baglioni e Pietro Costanza”.
A tal proposito cita lo stesso giudice Paci: “Quando prendemmo in mano l’inchiesta aleggiava una rassegnazione. Noi dicemmo: partiamo dai fatti”. “La loro abilità, pazienza e competenza portarono alla cattura dei responsabili 32 anni fa”, prosegue il sindaco, ricordando arresti e condanne definitive. “Questa è la verità – aggiunge – e per questo il Paese dovrebbe onorare chi ha fermato quella scia di sangue tra il 1987 e il 1994”. Poi la critica: “Le insinuazioni a oltre 30 anni di distanza e i sorrisini di Roberto Savi offendono le famiglie delle vittime e la verità stessa”. Il sindaco esprime inoltre solidarietà alla famiglia del sovrintendente Antonio Mosca, ucciso nel 1989 dopo lo scontro a fuoco del 1987 con la banda.
“Sentire in tv parole come ‘E vabbeh… che cosa dovevamo fare?’ rinnova un dolore che non merita di essere riaperto”, conclude.
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