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Referendum: in 22 hanno già deciso di cambiare regione

Nazionale | 11:42 - 30 Ottobre 2007 Referendum: in 22 hanno già deciso di cambiare regione

Il caso l'ha fatto scoppiare Lamon, sulle ceneri del sogno infranto dei secessionisti filo-friulani di San Michele al Tagliamento. Questi ultimi avevano appena fallito il referendum del maggio 2005, lasciando la spiaggia di Bibione in terra veneta, ma il testimone del separatismo l'ha raccolto subito dopo il paesino in provincia di Belluno. Fino ad allora noto solo a pochi intenditori per la qualità dei suoi fagioli, Lamon è così divenuto il simbolo del malessere della montagna veneta, stanca di constatare quanto fosse più verde l'erba dei vicini di casa beneficiati dallo Statuto speciale. Quel 31 ottobre quella dei 'si' al passaggio al Trentino fu una valanga (il 93% dei votanti, il 57% degli aventi diritto), e solo pochi giorni dopo già si parlava di un effetto Lamon che contagiava la montagna veneta. Partivano infatti le firme per la secessione di otto comuni dell'altopiano di Asiago, che hanno però dovuto attendere il maggio scorso per dire il loro sì al passaggio al Trentino (94% dei votanti). Nel frattempo avevano già potuto dire la loro i secessionisti di Cinto Caomaggiore (unico però tra i quattro comuni del Veneto Orientale al voto, a pronunciare un sì maggioritario al Friuli Venezia Giulia). E altrettanto avevano fatto Noasca (Torino), per passare in Valle d'Aosta, e un altro comune bellunese, Sovramonte, per sposare il Trentino Alto Adige. Il contagio si era intanto diffuso alle Marche, dove sette comuni (Casteldelci, Maiolo, Novafeltria, Pennabilli, Sant'Agata Feltria, San Leo e Talamello) hanno espresso nel 2006 la volontà di passare alla vicina Emilia Romagna, seguiti da Montecopiolo e poi da Sassofeltrio. Sì alla Valle d'Aosta anche da un altro comune torinese, Carema. Ma la strada, per chi vuole abbandonare le regioni matrigne, richiede pazienza, tanto che nessun aspirante l'ha ancora fatto. L'art.132 della Costituzione prevede infatti che "si può con l'approvazione della maggioranza delle popolazioni" dei Comuni interessati, espressa mediante referendum, "e con legge della Repubblica, sentiti i Consigli regionali, consentire" alla migrazione. Il 5 aprile scorso il Consiglio dei ministri ha approvato due ddl costituzionali e un altro non costituzionale per i 10 secessionisti. Ma i provvedimenti devono passare al vaglio delle due Camere, e ad esprimersi devono appunto essere anche i consigli della Regione d'origine e di quella aggregante. E qualche ostacolo è stato posto dalle Regioni corteggiate: Bolzano e Trento hanno per esempio espresso un netto 'no' a Lamon, e obiezioni di carattere costituzionale sono state avanzate alla Consulta dalla Valle d'Aosta. Insomma, anche per i pionieri della secessione la strada è ancora lunga. LE VITTORIE DEI SI' AI REFERENDUM DAL 2005 AD OGGI % sì su aventi diritto 230-31 ottobre 2005 LAMON (Belluno) 57,15 (dal Veneto al Trentino Alto Adige) 26-27 marzo 2006 CINTO CAOMAGGIORE (Venezia) 59.79 (dal Veneto al Friuli Venezioa Giulia) 8-9 ottobre 2006 NOASCA (Torino) 53,07 (dal Piemonte alla Valle d'Aosta) 8-9 ottobre 2006 SOVRAMONTE (Belluno) 64,73 (dal Veneto al Trentino AA) 17-18 dicembre 2006 CASTELDICI, MAIOLO, NOVAFELTRIA, PENNABILLI, SANT'AGATA FELTRIA, 56,13 SAN LEO, TAMALELLO (Pesaro e Urbino) 18-19 marzo 2007 CAREMA (Torino) 68,14 (dal Piemonte alla Valle d'Aosta) 6-7 maggio 2007 ASIAGO, CONCO, ENEGO, FOZA, GALLIO, 60,29 LUSIANA, ROANA, ROTZO (Vicenza) 24-25 giugno 2007 MONTECOPIOLO (Pesaro e Urbino) 57,29 (dalle Marche all'Emilia Romagna) 24-25 giugno 2007 SASSOFELTRIO (Pesaro e Urbino) 50,67 (dalle Marche all'Emilia Romagna)