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Pesca:secondo 1 ricerca la gente odia pulire il pesce

Rimini | 18:55 - 28 Agosto 2008

Il pesce è meglio fresco, anche se si fatica a riconoscerlo. E non c'é niente di peggio che pulirlo: gli italiani lo vorrebbero acquistare già senza viscere e privo di spine. Sono alcune delle conclusioni di una ricerca commissionata dall'assessorato Attività produttive della Regione Emilia-Romagna e presentata in un convegno del Meeting di Cl, a Rimini. La ricerca, fatta di 2.000 interviste tra gennaio e maggio, è stata realizzata dal docente universitario e studioso di consumi alimentari, Daniele Tirelli. Al campione intervistato sono state mostrate foto di branzino fresco e altre immagini del pesce pescato da quattro giorni; lo stesso è stato fatto per una sogliola. Il risultato é stato che il 65% del campione intervistato (nel caso del branzino) e il 47% (per la sogliola) ha indicato come prodotto fresco l'immagine di questi pesci pescati da quattro giorni. Sempre facendo vedere immagini, le cozze (92% del campione) e le mazzancolle (83%) sono le specie ittiche più conosciute mentre agli ultimi posti come riconoscimento, con percentuali molto basse (sotto il 30%), ci sono cefali, mormore e orate. E' risultato poi che il consumatore preferisce (tra chi si dice 'molto d'accordò e chi 'abbastanza d'accordo" si raggiunge l'81%) acquistare pesce nei negozi dove viene eviscerato al momento, anche perché il 71% degli intervistati ha detto che detesta pulirlo. E' gradita la presenza di etichette sul pesce fresco (nel complesso l'82% legge molto o abbastanza attentamente le etichette), mentre la carne di pesce é considerata migliore se fresca di pescheria per il 91% del campione (e ci si fida all'84% del consiglio del negoziante). Per quanto riguarda i consumi il 47% degli italiani mangia pesce almeno una volta alla settimana e, ogni mese, il 34% acquista meno di un chilo di pesce, il 37% tra uno e due chili, il 21% 2-3 chili, l'8% più di tre chili. Commentando i dati che registrano un aumento del consumo di prodotti ittici (in Italia dai 21 chilogrammi pro capite del 2004 ai 30 chili pro capite del 2007) l'assessore regionale alle Attività Produttive, Duccio Campagnoli ha detto che i numeri "confermano la bontà del nostro progetto 'Occhio al marchio-Prodotto certificato dell'Alto Adriaticò". Si tratta di una campagna di valorizzazione e diffusione del marchio di qualità, predisposto dalla Regione Emilia-Romagna che, dal 2007, lo ha registrato a garanzia della qualità certificata Alto Adriatico e viene rilasciato alle imprese della filiera ittica regionale. "Le indicazioni emerse da questa ricerca - ha poi detto Campagnoli - saranno di orientamento per gli interventi di programmazione del Fondo europeo della pesca 2007-2013".

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