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Parte la caccia al 'tarlo asiatico'

Ambiente Emilia Romagna | 11:43 - 05 Agosto 2008

Si tratta di un grosso coleottero, già battezzato "tarlo asiatico" perchè vive a spese del legno e può attaccare piante di specie diverse, soprattutto arboree latifoglie. Innocuo per l'uomo, è estremamente dannoso per le piante perchè scava profonde gallerie alla base del tronco e nelle radici che fanno deperire la pianta e ne possono causare lo schianto e la morte. Questo parassita può danneggiare alberi e arbusti molto comuni nei nostri ambienti, tra i quali aceri, ippocastani, betulle, faggi, noccioli, platani, querce. Anoplophora chinensis - questo il suo nome scientifico - in Lombardia ha già provocato danni per milioni di euro. Una recente segnalazione del parassita in Lazio fa temere il rischio di una sua introduzione anche in Emilia-Romagna. Il tarlo asiatico, oltre che per diffusione naturale, può essere infatti diffuso a grande distanza attraverso i mezzi di trasporto. "E' necessario che ci sia l'impegno da parte di tutti - Amministrazioni pubbliche e cittadini - perchè venga posta la massima attenzione a questa nuova emergenza che può coinvolgere anche la nostra regione, con un impatto negativo sulle aree verdi e non solo". Lo ha affermato l'assessore regionale
all'Agricoltura Tiberio Rabboni, ricordando che il parassita può colpire anche le piante da frutto, come accade in Cina e negli altri paesi asiatici, dove è largamente diffuso. La specie è dichiarata da quarantena nell'Unione europea, e in Italia è in vigore un decreto di lotta obbligatoria emanato il 9 novembre 2007.  A oggi non esistono mezzi di lotta, l'unico rimedio per evitare che il tarlo asiatico si insedi stabilmente nei nostri ambienti è la tempestiva eliminazione e distruzione delle piante infestate, apparato radicale compreso, e l'incenerimento del legname. Parte in questi giorni una campagna di informazione su questa nuova emergenza: a tutti i Comuni dell'Emilia-Romagna il Servizio fitosanitario regionale invierà materiale informativo completo di foto e schede esplicative che possono aiutare a riconoscere e individuare l'insetto. L'obiettivo è quello di coinvolgere i cittadini perché segnalino l'eventuale presenza di questo nuovo parassita, in modo che sia possibile intervenire prontamente per prevenirne la diffusione nel territorio regionale.

(http://www.provincia.rimini.it/news/index.asp)