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Meeting: il Papa avverte: attenti a protagonismo mondano

Eventi Rimini | 09:40 - 25 Agosto 2008

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Protagonisti, sì, ma della propria vita e del messaggio cristiano, anche nell'umiltà e nell'ombra, e non necessariamente nella fama e nel successo mondani: è questa l'interpretazione che ha dato Benedetto XVI del titolo 'O protagonisti o nessuno'' dato quest'anno al meeting per l'amicizia fra i popoli che si è aperto oggi a Rimini. Un titolo che il pontefice, nel messaggio inviato al raduno di Cl tramite il segretario di Stato, cardinal Tarcisio Bertone, ha definito "provocatorio", adatto a colpire l'attenzione, ma che richiede una riflessione sul "concetto di persona". E che Benedetto XVI preferisce commentare su un piano etico-religioso senza entrare nel terreno minato dell'impegno della Chiesa in politica, al centro delle considerazioni inaugurali del presidente dei vescovi, Angelo Bagnasco, se non per mettere in guardia dalle seduzioni del "potere politico o economico"
"L'alternativa al protagonismo - ha affermato il Papa nel suo messaggio - sembra essere spesso una vita senza senso, il grigio anonimato dei tanti 'nessuno' che si confondono tra le pieghe di una massa informe, incapaci purtroppo di emergere con un proprio volto degno di nota". "Emergere dall'anonimato, riuscire ad imporsi all'attenzione pubblica con ogni mezzo e pretesto - ha aggiunto - questo è lo scopo perseguito da molti". "Ma che ne è di chi non accede a tale livello di visibilità sociale?", chiede il pontefice, "come considerare chi conduce una vita oscura, senza apparente rilevanza per giornali e televisioni?". Il punto è - chiarisce - capire cosa s'intende per felicità e come conseguirla. Un esempio provocatorio almeno quanto quello del meeting, quello citato in proposito da Benedetto XVI: San Paolo, di cui quest'anno si celebra il bimillenario. Roba che dura, altro che reality, sembra voler dire papa Ratzinger, tanto che "noi tutti, a duemila anni di distanza, possiamo ancora considerarci 'figli' della sua predicazione e la nostra civiltà sa di essere debitrice a quest'uomo proprio per i valori che stanno alle sue fondamenta". "Eppure l'esistenza di San Paolo è ben lontana dalle luci della ribalta e dai pubblici riconoscimenti" - ricorda papa Ratzinger - una esistenza "tribolata, afflitta da ostilità e pericoli, piena di difficoltà da affrontare più ancora che di consolazioni e gioie di cui godere", eppure "riuscita".  L'uomo è fatto - secondo il Papa - 'per il compimento eterno della sua esistenza'', il che "va ben oltre la semplice riuscita mondana e non è in contraddizione con l'umiltà delle condizioni in cui si svolge il suo pellegrinaggio sulla terra". E per questo, "non serve né fama né successo presso le folle". "Il Meeting - conclude il pontefice - vuole ribadire che solo Cristo può svelare all'uomo la sua vera dignità e comunicargli l'autentico senso della sua esistenza". E quello che fu possibile per san Paolo, lo diventa anche per ciascuno di noi. "Non importa - spiega Benedetto XVI - se viviamo tra le pareti di un monastero di clausura o se siamo immersi in molteplici attività del mondo; non importa se siamo padri e madri di famiglia o consacrati o sacerdoti. Dio si serve di noi secondo il suo piano d'amore, secondo modalità che Lui stabilisce, e ci chiede di assecondare l'azione del Suo spirito. Ci vuole suoi collaboratori per la realizzazione del suo regno. "Viene e seguimi", dice Gesù Cristo, "e soltanto seguendolo l'uomo conosce la vera esaltazione del suo io".

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