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Meeting: Andreotti superstar, Dio grazie per De Gasperi

Rimini | 08:50 - 28 Agosto 2008 Meeting: Andreotti superstar, Dio grazie per De Gasperi

"Ringrazio sempre Dio di avermi fatto conoscere Alcide De Gasperi, e di avermi introdotto alla vita politica grazie a lui". Giulio Andreotti dedica al suo maestro di politica la sua ennesima presenza al Meeting di Rimini numero 29. E la platea di Cl, puntualmente come ogni anno, è prodiga di applausi e di manifestazioni di affetto per il senatore a vita, da sempre nel cuore degli aderenti al movimento fondato di don Giussani. Andreotti arriva a Rimini per partecipare con Giulio Tremonti a un dibattito sui sessant'anni della Costituzione. E con il ministro dell'Economia si incontra "dietro le sbarre": quelle che marcano simbolicamente l'ingresso di una mostra del Meeting dedicata al lavoro nelle carceri. Il senatore a vita arriva con una 'papamobile', uno di quei veicoli elettrici che si usano sui campi da golf. Elegante in un doppiopetto blu e cravatta in tinta, scambia qualche parola con Tremonti (con un look molto più informale), visita la mostra e poi affronta i cronisti in conferenza stampa. Non si azzarda in previsioni su un ritorno della Guerra Fredda per via della crisi in Georgia, ma sottolinea che "l'ammainabandiera del Cremlino, a suo tempo salutato positivamente, ha però lasciato un vuoto". Ribadisce che "da romano", per lui "il centralismo di Roma è intoccabile" e per parlare di federalismo fiscale fa ricorso ad uno dei suoi aneddoti: "Raccontano che sotto il Papa re i romani non volevano pagare le tasse per non dare soldi al Papa. Dopo il 20 settembre gli stessi romani non volevano pagare le tasse per non dare soldi a chi teneva prigioniero il Papa. Forse questo senso di nostalgia per il Papa qualcuno in Italia ancora ce l'ha...". Quindi l'ingresso trionfale, a piedi, nella grande sala, con tutti in piedi ad applaudire il Divo Giulio. Che racconta la sua esperienza di Costituente a 26 anni. "Non ho ancora dimenticato - racconta - l'emozione di stare in Aula a Montecitorio, facevo il verbale delle sedute visto che ero il più giovane, seduto accanto a uomini come Croce, Orlando, Nitti. Gente eccezionale che aveva il senso dello Stato; uomini del vecchio mondo che seppero capire il mondo che sarebbe venuto con la Costituzione che han scritto". Tra una battuta e l'altra, il ricordo del suo unico emendamento in Costituente ("prevedevo i diritti solo per i cittadini e per gli stranieri solo a condizione di reciprocità. Oggi non mi sembra così bizzarro ma allora me lo fecero ritirare: il clima era diverso"), Andreotti elogia la Costituzione: "ha resistito nel tempo malgrado poche modifiche; doveva durare e dura". L'ultimo applauso arriva quando Tremonti dice che "Andreotti ha attraversato le due fasi della politica italiana. E siamo pronti ad una sua terza fase...". Lui raccoglie l'augurio, aggrotta le ciglia e mentre si leva l'applauso socchiude gli occhi dietro le spesse lenti.

(dell'inviato Francesco Bongarrà) (ANSA)

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