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L'impatto ambientale del gasdotto nella provincia di Rimini

Attualità Rimini | 21:25 - 11 Gennaio 2011 L'impatto ambientale del gasdotto nella provincia di Rimini

La consigliera regionale verde Gabriella Meo ha chiesto conto alla Giunta del tracciato del mega gasdotto 'Rete Adriatica' progettato da Snam Rete Gas Spa, "in joint venture con la multinazionale Bp, nota per il disastro petrolifero nel Golfo del Messico". Preannunciando una interrogazione, ha precisato di aver chiesto alla Giunta "che parere ha espresso sul progetto e se abbia chiesto lo spostamento del tracciato del gasdotto dalla dorsale appenninica". Si tratta, spiega, di un "gasdotto che attraverserà 10 regioni italiane, tre parchi nazionali, uno regionale e 21 aree protette dall'Unione europea": qui passa "l'ultimo dei cinque tronconi, il Sestino-Minerbio, che entrerà in Emilia-Romagna nell'Alta Val Marecchia in provincia di Rimini e, attraversando le province di Forlì-Cesena e Ravenna, arriverà al grande stoccaggio di metano di Minerbio (Bologna), causando un notevole danno ambientale in molti ambiti naturali. Solo per fare un esempio, il fiume Savio verrà tagliato 20 volte: lascio immaginare le dimensioni del taglio e dello sterro per far transitare un tubo del diametro di metri 1,20". "Non intendo esprimere un 'no' di principio all'opera - spiega la Meo - ma il progetto viene chiamato 'Rete Adriatica' e non si capisce perché il tracciato, arrivato all'altezza di Biccari (in Puglia), dopo aver affiancato il ramo della rete esistente lungo l'Adriatico, si distacchi per infilarsi nei crinali appenninici", intaccando "i territori naturali meglio conservati dell'Italia, più ricchi di fiumi, biodiversità, Parchi naturali, aree Sic, Zps. Territori che sono anche tra quelli a più alto rischio idrogeologico e sismico", come "sottolineato anche dal deputato catalano del Parlamento europeo, Raul Romeva i Rueda (Verdi/Ale) che è stato il primo ad aver percepito il pericolo di trasformare il centro Italia in una vera e propria polveriera". La scelta dell'Appennino, afferma la Meo, "non è adeguatamente motivata sotto l'aspetto tecnico": lo studio delle alternative "non può considerarsi assolutamente esaustivo e ci impegna a spingere la Snam e l'Italia a rivedere l'intero progetto".

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