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I ragazzi del Paz sulla vicenda Ruby

Attualità Rimini | 14:04 - 29 Gennaio 2011 I ragazzi del Paz sulla vicenda Ruby

Riceviamo e pubblichiamo:

Dopo "figa e bomboloni", non poteva mancare l'ennesimo evento che rispecchiasse il modello locale del divertimentificio, quel divertimentificio, di club e discoteche stratosferiche che ha fatto scuola in tutta Italia e in Europa. In un locale storico della Rimini da bere anni '90 (quella di De Michelis), ospite d'eccezione sarà proprio lei, Ruby. Una serata in cui centrale sarà la valorizzazione economica ed estetica-oggettuale del corpo femminile.

Non entriamo di certo dentro questa querelle, la storia parla già da sé e racconta di un regime che esercita sui corpi (sopratutto delle donne) e sull'immagine che di essi produce una totale comando e controllo. Ma di certo, questa storia, come molte altre, provoca una riflessione soprattuto nel momento in cui si innerva e declina anche nel nostro territorio. Il divertimento in salsa romagnola, si rinnova costantemente così come il capitalismo turistico e i suoi mille rivoli di sfruttamento, riducendo lo spazio di socialità ad una grande realty show nel quale, anche se per poco, siamo tutti e tutte comparse.

Un capitalismo vorace capace di spingere diversi albergatori a creare pacchetti hall-inclusive denominati "pacchetti bunga bunga", naturalmente a soli 35 euro. Ancora una volta si traduce l'offerta turistica e del divertimento all’impostazione post-fordista del consumo e della produzione.

Per questo riflettere intorno a questi dispositivi, non è una questione né di ipocrisia né di moralismo, ma di porre a tema una riflessione generale su quello che questo territorio e questa economia stanno producendo, sul non senso, sul vuoto totale che animano la programmazione turistica come quella dei club, programmazione che rispecchia una distanza abissale fra il bene comune, la politica e i cittadini. Ruby o non Ruby!

Il bios, la vita sono schiacciati così nella loro dimensione perversa, quella in cui il divertimento e la socialità, ma anche la libertà e il bene comune che ad essi sono collegati, vengono ridotti a merce, omologati, incanalati dentro una sterilità che appiattisce le coscienze e la verità.

Oramai Rimini è diventato uno studio televisivo, non esiste più una storia comune, non esiste più un'anima. Quello che la felliniana memoria evocava come la grande trasgressione in realtà è quanto di più scontato e omologato possa esserci. Ribelliamoci a chi vuole normare i nostri corpi, perimetrare i nostri spazi di movimento e socialità!

E a tutte quelle persone che in questa città non sopportano più l'insopportabile, dobbiamo dire che come abbiamo sfiduciato nelle strade e nelle piazze di Roma, il 14 dicembre 2010, tanto il bunga bunga quanto Marchionne, dobbiamo farlo anche nel nostro territorio, nel quale i “Marchionne” e i procacciatori del bunga bunga operano senza problemi alcuni grazie alla governance turistica che produce sfruttamento e schiavitù nel lavoro stagionale, illegalità e ingiustizia.

La nostra città ed il turismo sono beni comuni, difendiamoli, cooperiamo insieme per il comune.

P.s: anche oggi si è persa un'occasione. Tra i giovani democratici che volontineranno fuori dal Paradiso club, contro quello che definiscono il "mignottificio" e Sel che organizza una serata controinformativa - sicuramente più efficace - presso il circolo Arci Wadada. Si è persa una grande occasione perchè su quanto sta accadendo in questo territorio, Ruby o non Ruby, non si sono prodotte assemblee comuni e comuni riflessioni, avremmo potuto costruire, tutti e tutte insieme, una grande festa nel centro di Rimini, riprendendoci gli spazi videosorvegliati e militarizzati, per liberare la città prigione in cui vi è legittimità formale per la corte di Arcore e il «celodurismo», ma non per il cuore e la testa di questa città.  

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