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Giro: Bertolini, una vittoria per mio amico Pantani

Sport Cesena | 22:25 - 21 Maggio 2008 Giro: Bertolini, una vittoria per mio amico Pantani

"Il mio obiettivo era quello di entrare nelle fughe e, appena ho avuto il libera dalla squadra, mi ci sono tuffato". Alessandro Bertolini parlerebbe fino a notte fonda della propria impresa (la prima di una carriera lunga e ricca di soddisfazioni) al Giro d'Italia. Però ha dovuto aspettare 15 anni prima di presentarsi davanti a tutti su un traguardo della corsa rosa. Qualche stagione addietro ci aveva provato nella sua terra, in Trentino, ma era stato beffato dal russo Pavel Tonkov. Oggi Bertolini ha presentato il conto alla Dea bendata e ha riscosso. Chissà cosa deve essergli passato per la testa quando, a 800 dall'arrivo, uno dei suoi principali rivali nella corsa al successo, Fortunato Baliani, è finito a terra, scivolando su un asfalto pieno di trappole piccole e pericolose. "Mi sentivo il più forte, ero bello carico - confessa il ciclista della Diquigiovanni-Androni - Certo, quella caduta mi ha spianato la strada verso la vittoria. Io, comunque, ci avevo sempre creduto". Bertolini, per un paio di stagioni, ha gareggiato al fianco di Marco Pantani (ai tempi della Carrera-Tassoni), sulle cui strade oggi si è disputata l'undicesima tappa. Il pensiero del vincitore non può non andare al 'Pirata' di Cesena, suo vecchio compagno e amico. "Ho sempre pensato a lui - confessa Bertolini, che il prossimo 27 luglio compirà 37 anni ed è nato a Rovereto (Trento) - Ho cercato di presentarmi in vetta a ogni Gran premio della montagna in sua memoria, perché sapevo che costruiva le sue vittorie su queste strade. Dedico a lui questa vittoria, il ciclismo è orfano di un personaggio come Marco. E' stato un mito, per me anche un grande amico. Vedevo cartelli dedicati a Pantani sui bordi della strada e mi emozionavo, pure adesso ho la pelle d'oca". Lo stesso Bertolini è finito a terra, ma è riuscito a rialzarsi e ad andare avanti, stringendo i denti. Ci teneva troppo a questa vittoria e spiega anche per quale motivo. "Da dilettante avevo vinto molto - aggiunge - da professionista ho commesso tanti errori. In questa squadra, la Diquigiovanni-Androni, ho trovato la mia giusta dimensione e grandi soddisfazioni. Volevo vincere dopo che Gilberto Simoni, il mio capitano, ieri a Urbino aveva disputato una grande cronometro, e ci sono riuscito. Questa vittoria è la più importante della mia carriera, assieme alla Parigi-Bruxelles conquistata 11 anni fa". L'abruzzese Danilo Di Luca, vincitore del Giro dell'anno scorso, invece, si prepara alla grandi battaglie nei tapponi dolomitici: sabato il via con l'Alpe di Pampeago. "La mia condizione migliora - spiega il leader della Lpr - cercherò come sempre di dare il massimo. Finora è stato un Giro duro, difficile, che io ho cercato di interpretare al meglio. La corsa, però, è ancora lunga".