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Gelmini al Meeting: torna il 7 in condotta

Scuola Rimini | 21:18 - 27 Agosto 2008 Gelmini al Meeting: torna il 7 in condotta

Gli studenti discoli e bulli delle scuole italiani sono avvisati: da quest'anno torna il voto in condotta. Domani infatti il Consiglio dei ministri esaminerà un decreto legge che introdurrà da questo anno scolastico la valutazione specifica del comportamento degli studenti. L'annuncio del ritorno (dopo dieci anni; era stato infatti abolito nel 1998) del sette in condotta, insieme con quello dell'insegnamento dell'educazione civica arriva dal ministro dell'Istruzione Maristella Gelmini al Meeting di Rimini. Tanto il voto in condotta quanto l'educazione civica erano nel ddl sulla scuola che la Gelmini aveva presentato agli inizi di agosto. Tuttavia, il governo ha scelto la strada del decreto "per far sì che queste previsioni entrino in vigore fin da quest'anno scolastico: se si fosse seguito l'iter del ddl - spiega Gelmini - non sarebbe stato possibile rendere da subito efficaci le norme sull'insegnamento dell'educazione civica, una materia di primaria importanza, e sulla valutazione del comportamento, che rende un giudizio più completo dello studente". Un'accelerazione contro cui tuona, praticamente in tempo reale, il ministro ombra della Istruzione, Maria Pia Garavaglia, anche lei a Rimini con la Gelmini per un dibattito. "Siamo davanti - spiega - ad un'altra mortificazione del ruolo del Parlamento". A Rimini la Gelmini loda l'Authority per la verifica del rispetto degli impegni assunti dagli editori a non aumentare il costo dei libri di testo. "Non c'é motivo - osserva - di rieditare ogni anno libri che restano sostanzialmente uguali. La matematica non cambia da un anno all'altro...". E manifesta un auspicio: trasformare le scuole in fondazioni, anche quelle pubbliche. "La scuola - ribadisce - è sempre e tutta pubblica. Registro che tra le scuole non statali molte sono costituite in fondazioni con ottimi risultati, spendendo molto meno per alunno rispetto agli istituti pubblici". Da qui l'auspicio. "Non è - sottolinea - una privatizzazione, ma una esaltazione dell'autonomia con la famiglia al centro del processo decisionale". Dicendo no a tetti nel numero di stranieri nelle classi, il ministro, poi, ribadisce che "migliorare la scuola non è un problema di risorse ma di progetto educativo". Che è "finita l'epoca della scuola intesa come uno stipendificio o come un ammortizzatore sociale". "La scuola - ragiona Gelmini con una metafora - è come una macchina con il motore rotto. Non é mettendo benzina che la macchina si aggiusta". Da qui la scelta di puntare su "autonomia, valutazione e merito", sulla semplificazione delle regole e sulla razionalizzazione della spesa. Azioni a cui punta un programma che il governo presenterà a Parlamento e parti sociali a settembre su cui il ministro auspica "un confronto con tutti, anche se alla fine sarà il governo a decidere sotto la sua responsabilità". Anche sulla revisione del reclutamento degli insegnanti.

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