Domenica 20 Settembre06:35:48
Android
 | 
iOs
 | 
Mobile

Festival PERLE ospiterà le giovani registe afghane

Attualità Pesaro | 20:45 - 13 Settembre 2007 Festival PERLE ospiterà le giovani registe afghane

Giovanissima studentessa afgana, Alka Sadat, 20 anni, è la regista del video documentario shock 1,2,3…e sulla condizione femminile in Afghanistan, in particolare nella regione di Herat, a pochi chilometri da di Kabul, dove al momento sono stanziate le nostre forze militari. Alka Sadat denuncia l’insostenibilità della condizione femminile in quella regione.
Miss Sadat, qual è la sua vita in Afghanistan
Ho venti anni nella città di Herat con la mia famiglia: ho sei sorelle e un fratello. Mio padre non può lavorare per problemi di salute. Io ho da poco finito la scuola superiore, ma è mia intenzione continuare a studiare cinema in una università straniera, in India, Italia o negli Usa. Fin da bambina ho desiderato fare la giornalista, poi nel 2005 ho frequentato una classe al Goethe Institute con un insegnante tedesco per imparare a dirigere documentari. Questa disciplina mi ha appassionato e ho deciso che da grande avrei fatto la regista.
Perché ha voluto girare un documentario?
Il mio scopo è quello di riflettere la realtà, tutto ciò che è storia vera e che ruota attorno alle nostre vite. Mi batto affinché la telecamera possa mostrare al mondo la condizione femminile in Afganistan e gli altri problemi del mio paese.
Di cosa parla il documentario?
Il documentario è diviso in tre parti, la prima incentrata sulle donne che arrivano a compiere il gesto estremo di bruciarsi al rogo; la seconda parte tratta di giovani ragazzine di 12, 13 anni che sono costrette a sposare uomini molto più grandi di loro; nella terza parte si parla invece delle difficoltà che le donne sposate hanno a far valere le loro ragioni in tribunale in caso di problemi coniugali.
Ha mai paura mentre fa il suo lavoro di regista?
Quando giro i documentari sono concentrata sul lavoro e su quello che faccio, non penso mai alla paura. Solo una volta mi sono stata minacciata dai Talebani: mi trovavo in un piccolo villaggio per girare un documentario sulle persone costrette a fare miglia e miglia per l’approvvigionamento dell’acqua. Mi trovavo in quel villaggio da sei giorni, quando mi hanno informato che i Talebani avevano saputo della mia presenza e le persone del paese mi hanno consigliato di andarmene per la mia incolumità. E così ho fatto.