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Droga: coca e champagne nei locali, 11 arresti

Cronaca Rimini | 13:50 - 14 Gennaio 2008 Droga: coca e champagne nei locali, 11 arresti

Affittavano tavoli nei locali della riviera, senza badare a spese per lo champagne, come copertura per spacciare cocaina in grande quantità: si parla di circa tre chilogrammi al mese. E questa volta, anche grazie alla complicità di alcuni gestori di discoteche. Undici le persone arrestate, altre quattro sono latitanti. Sono questi i primi risultati dell'operazione antidroga "Champagne" della Questura di Rimini che ha sgominato una banda di albanesi e italiani che operava nei locali notturni della riviera romagnola. In particolare è finito agli arresti domiciliari anche uno dei soci del Prince, noto locale di Riccione dove si svolgeva parte dello spaccio, mentre l'altro locale prediletto dai pusher era il Pascià. Circa 200 i grammi di cocaina sequestrata. Gli ordini di custodia cautalere sono stati richiesti dal pm Bonetti della Procura di Rimini e firmati dal Gip Ardigò ed eseguiti dagli agenti della Squadra Mobile diretta da Sabato Riccio: si tratta degli albanesi Elvis Baroti, di 29 anni; Jazin Cekerku, 34; Lila Lorenc, 30; Agron Shabanidi, 21; Ervin Culi, 26; Edison EleZaj, 25; Anton Staka, 23; Florence Dedej, 22. Con loro sono stati arrestati anche due italiani: Fabrizio Gennarelli, 31 anni, di Ancona, socio della discoteca Prince (che ha ottenuto gli arresti domiciliari); e Massimo Venerucci, 38 anni, di Pesaro, che teneva i collegamenti con alcuni albanesi che facevano base ad Urbino nel Pesarese. Sono tutti accusati di concorso in spaccio e per Gennarelli anche quella di aver adibito il locale pubblico di sua proprietà a luogo in cui si smerciava droga. Nel corso delle indagini poi, un altro pesarese è incappato nella Polizia, anche se non pare implicato nella vicenda principale: si tratta di Roberto Giunta, 20 anni, trovato in possesso di 25 grammi di droga. L'attività si svolgeva all'interno dei locali notturni o nelle immediate vicinanze come i parcheggi: la cocaina era ceduta spesso in quantità di 50 grammi alla volta; più raramente in singole dosi. Grazie ai proventi dell'attività (sequestrate anche diverse migliaia di euro trovati addosso agli arrestati), gli albanesi della banda, capitanata da Baroti e Cekerku, facevano la bella vita. L'operazione ha preso spunto dalla precedente "Freeway" del 2007, indagine contro il racket della prostituzione in riviera: alcuni elementi albanesi apparivano dediti anche allo spaccio di droga. In un anno di indagini, partite nel febbraio dello scorso anno, la Mobile riminese è riuscita a ricostruire il traffico che aveva addentellati nazionali e internazionali. In Italia, oltre Rimini, le province di Pesaro, Ancona e Milano, città di residenza degli inquisiti; all'estero l'Olanda, paese da cui proveniva la droga, ma anche l'Inghilterra dove è residente uno degli albanesi e la vicina Repubblica di San Marino dove è domiciliato un altro degli indagati. Per quanto riguarda i quattro ancora latitanti, tre sono albanesi e uno è italiano. Per arrestare gli inquisiti, sono stati impiegati circa 100 agenti, fra cui anche reparti di Padova. "Questa inchiesta è un messaggio forte che vogliamo dare - ha commentato il Questore di Rimini, Antonio Pezzano, - ai gestori e ai clienti delle discoteche della riviera riminese: attenti, è tempo di cambiare 'abitudini'. Anche l'indirizzo politico e chiaramente in questo sensò". La Questura sta valutando provvedimenti di sospensione dell'attività per i locali coinvolti.

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