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Comunicato ufficiale della tifoseria del Rimini

Sport Rimini | 22:11 - 02 Gennaio 2011

Riceviamo e pubblichiamo, integralmente, comunicato della tifoseria del Rimini


Il 30 dicembre 2010 molti riminesi (a occhio, almeno 300) hanno partecipato alla trasferta di Fossombrone. Un buon numero, nonostante la data particolare e il fatto che ci si dovesse arrangiare con mezzi propri, non essendo previsti pullman. Bellissima l’atmosfera: voglia di partecipare, di tifare, di divertirsi insieme; giovani di 14-15 anni e pensionati, ragazzi della curva e "distinti signori" da tribuna centrale, facce note di tutte le trasferte insieme a quelle di chi partecipa quando può; dulcis in fundo, bella vittoria ed il piacere di alzare la sciarpa davanti ai nostri giocatori venuti a salutarci.
Sarebbe stato bello leggere tutto questo il giorno dopo sui giornali, vedere le immagini delle auto, le foto del nostro settore festante… come accadeva una volta.
Poi apri i giornali il giorno dopo, e non trovi niente di tutto questo. Vai a leggere e non trovi niente di quell’entusiasmo che sarebbe normale e quasi doveroso in questa situazione. Ti chiedi perché, e ti rispondi che evidentemente bisognava preservare lo spazio per gli “altri”, che in quel giorno hanno disputato un’importantissima amichevole col Mezzolara. Proprio così: l’allenamento del Real, sui giornali riminesi, conta quanto la partita che ha consentito al Rimini di portarsi ad un passo solo dalla testa della classifica.
C’è qualcosa che non quadra. Abbiamo avuto, noi appassionati del Rimini, alcune stagioni brutte, che avrebbero ammazzato l’entusiasmo e l’interesse di quasi tutti. Abbiamo avuto paura di sparire, sparire davvero, non come società ma come tifoseria (l’unica vera e definitiva sparizione); eppure in quella strana e surreale estate abbiamo ricominciato a ritrovarci, a guardarci negli occhi, a riconoscerci tra di noi ed in quel “bambino” che stava muovendo i primi passi, e che da subito abbiamo sentito nostro: il nostro RIMINI, unico ed autentico. Le file per sottoscrivere gli abbonamenti, i tanti tifosi presenti alla prima partita casalinga ed alla prima trasferta non sono stati altro che la conferma di qualcosa che ormai avevamo capito: il Rimini non era morto, era vivo in quelle maglie ritrovate e soprattutto in quei visi più o meno conosciuti che avevamo attorno a noi. Il RIMINI era vivo nella sua gente, che aveva scelto - senza se e senza ma - di ritrovarsi in quel vecchio stadio ad applaudire quelle maglie tanto amate.
Anche la società ha fatto tantissimo per “aiutarci” in questo senso, con tante scelte azzeccate ed iniziative intelligenti per legare la città alla squadra: dalla salsicciata estiva all’album delle figurine, passando per la cura per il settore giovanile e al corner shop, fino alla disponibilità di tutti i dirigenti a scambiare due chiacchiere od anche solo a salutare (per primi!) i tifosi al Neri o al campo d’allenamento. Roba “paesana”, per qualcuno. Forse: ma chi segue il RIMINI forse vuole proprio questa genuinità. Chi conosce solo il calcio dei miliardi e dei divi ha a disposizione, se vuole, altri stadi e tante televisioni.
Allora, cosa c’è che non va? La nota stonata c’è: la stampa e le tv. In momenti come quello che abbiamo vissuto e stiamo ancora vivendo ci vorrebbe una mano da parte di tutti, perché siamo (in teoria) tutti sulla stessa barca. E invece, la parola d’ordine per la stampa è stata: “il vero Rimini è morto / adesso i Rimini sono due”. Non tutti, certo, sarebbe ingiusto affermarlo. Ma molti, troppi, sembrano congelati nella situazione di luglio, anche ora che le cose sono più che chiare. E anche adesso, invece di cavalcare l’entusiasmo ritrovato, la parola d’ordine non cambia. Quasi che, invece di rinvigorire la passione, il compito da svolgere fosse quello di spegnerla. Perché? Forse perché noi tifosi ci possiamo anche adattare alla serie D, mentre coloro che hanno intervistato Del Piero si sentono sprecati a porre domande all’allenatore del Miglianico e svolgono con noia e senza passione il loro attuale compito? O ci sono altri interessi, economici o di altro genere, nel voler continuare a tenere in piedi di fronte alla città quella che è ormai, per tutti i tifosi, la farsa dell’equidistanza? Quasi 1500 abbonamenti contro poche decine; più di 2200 presenze di media contro pochi intimi: non è difficile capire che la città che segue il calcio non ha mai accettato la favoletta dei due Rimini, ma da subito ne ha riconosciuto solo uno, con buona pace di chi, nelle sue trasmissioni, nega ancora l’evidenza e arriva addirittura a falsificare i numeri delle presenze di cui sopra. Si rassegni chi ironizza sulla nostra passione (abbiamo dovuto sentire anche questo da parte di giornalisti (?) sportivi…) ed invoca addirittura l’analisi di un sociologo per spiegare le ragioni dell’attaccamento di tanti tifosi al Rimini. C’è invidia malcelata, quando non addirittura astio, in certe affermazioni.
Si rassegnino tutti costoro. Il Rimini siamo noi, gli altri sono solo ospiti (imposti e poco graditi, e speriamo momentanei) nel nostro stadio e nella nostra città.

Questi sono i nostri sentimenti. Adesso ci aspettiamo da parte di qualcuno uno scatto d’orgoglio e di dignità, assieme a delle risposte. E che siano risposte VERE, PRECISE, CIRCOSTANZIATE; parole finalmente CHIARE, non scuse o difese d’ufficio della categoria. Ciascuno, per favore, parli per sé.
Per il momento, avremmo una richiesta:

AAA cercasi giornalista serio e onesto, anche giovane anzi meglio giovane e appassionato, non in vendita con sponsorizzazioni, non invischiato in lotte politico-imprenditoriali, insomma LIBERO E INDIPENDENTE, che prosegua la tradizione storica delle cronache del RIMINI CALCIO, scrivendo del RIMINI CALCIO per i suoi tifosi che necessitano di riavere la cronaca imparziale ed esclusiva della propria squadra. In particolare cercasi giornalista che riconosca il Rimini in quello scelto dalla Lega Calcio e soprattutto dalla sua gente in maniera chiara e unanime, senza coltivare ambiguità e senza equiparare o rendere equipollenti altre squadre al Rimini solo per scopi economici/politici, in barba al sentimento e all'orgoglio dei tifosi. Offresi tradizione storica della squadra di calcio, seguito tenace e appassionato, lettura avida, riconoscimento di appartenenza a una storia da parte dei tifosi, nonché una certa stima per l'onestà intellettuale e per la professionalità eventualmente dimostrate, qualità oggi estinte nella classe "giornalistica" sportiva riminese. Non possiamo offrire compensi o gratificazioni economiche se non la suddetta stima, la lettura, il seguito e il sostegno, e il fatto che ci ricorderemo di lui (e anche naturalmente degli altri...) quando in futuro la storia avrà emesso i suoi verdetti.

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