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Cinematica presenta il film Isola delle Rose

Spettacoli Emilia Romagna | 11:48 - 15 Giugno 2010

 L'Autore:

Cinamatica è un'associazione culturale nata nel 2008 con sede a Rimini. Il film documentario è diretto da Stefano Bisulli e Roberto Naccari e scritto dai due registi con Giuseppe Musilli e Vulmaro Doronzo.


ISOLA DELLE ROSE
La libertà fa paura

I CONTENUTI E LE INTERVISTE

Il documentario realizzato da Cinematica a quarant’anni dall’estate del 1968 ricostruisce la vicenda dell’Isola delle Rose attraverso le testimonianze dei protagonisti, a partire dall’ingegner Giorgio Rosa, che vive a Bologna e che torna a parlare della sua isola e spiega il perché della proclamazione di una nazione indipendente. Lorenzo, il figlio dell’ingegner Rosa, rievoca i ricordi di bambino e quanto quella storia abbia segnato la vita familiare. Emozioni che vengono ripercorse anche da Gabriella Chierici, la moglie dell’ingegner Rosa. E poi l’amarezza di don Duilio Magnani, che nella sua parrocchia di Rimini ancora tiene corsi di esperanto, la lingua ufficiale della sfortunata Repubblica dell’Isola delle Rose, che ricorda come l’organizzazione mondiale degli esperantisti avesse deciso di far sorgere sull’isola il suo centro internazionale. A Rimini vive ancora Mario Angelucci, l’addetto della Capitaneria di Porto che aveva curato la “pratica”, che contesta la liceità della piattaforma ma ne conferma la genialità dal punto di vista turistico. Il vicesindaco di Rimini all’epoca dei fatti, Giordano Gentilini, traccia il parallelo tra l’occupazione militare dell’Isola delle Rose e quella, di qualche anno precedente, della frontiera di San Marino, individuando nella paura dell’apertura di un casinò il comune denominatore. Franca Serra, la custode dell’Isola, allora ventenne, si commuove ricordando i giorni di quell’estate del ’68. Tra quanti rimpiangono l’isola c’è quello che era stato un suo abitante, Pietro Bernardini, allora barista sulla piattaforma e oggi gestore di uno stabilimento balneare a Torre Pedrera, proprio nel tratto di costa di fronte al luogo dove sorgeva la piattaforma, zona individuata grazie alla collaborazione con l’esperto di mare Stefano “Tete” Venturini, con il quale sono state effettuate delle immersioni con riprese subacquee e che fornisce il suo ricordo dell’isola. La professoressa Lucia Serena Rossi, docente di Diritto internazionale all’Università di Bologna,  traccia i contorni giuridici di questa controversa vicenda italiana tracciando un parallelo con un’altra micronazione, il Principato di Sealand, nata in quegli stessi anni nel Mare del Nord al largo dell’Inghilterra e ancora oggi esistente. Uno dei carabinieri che avevano pattugliato l’isola, Gabriele Orlandi, parla delle nottate passate sulla piattaforma occupata dai militari. Uno sguardo sull’Isola, ridisegnando anche il clima politico del ’68, lo lancia il forlivese Stefano Servadei, che in quegli anni sedeva in parlamento alla Camera, aula dove vennero presentate due interrogazioni sull’Isola, una a firma del parlamentare che diverrà di lì a tre anni sindaco di Rimini, Nicola Pagliarani. Una visione più imprenditoriale della vicenda è quella di Guglielmo Martelli, imprenditore bolognese, allora proprietario del “Lambrusco”, il motoscafo con cui venne tentata la “riconquista” dell’isola occupata dai militari. L’ammiraglio Tiberio Moro mostra i diari delle operazioni redatti a Rimini tra l’ottobre del ’68 e il febbraio del ’69, quando guidava il gruppo di guastatori della Marina che aveva ricevuto l’incarico di far saltare la piattaforma, un racconto arricchito dalla testimonianza di un suo collaboratore, Leonardo Siciliano. Rudy Wolfgang Neumann, imprenditore turistico tedesco, intervistato a Monaco di Baviera ricorda i suoi trascorsi da “ambasciatore” dell’isola per la Germania e mostra gli articoli della Bild sull’isola e le sue vicende e le lettere ricevute nel 1968 da mezza Europa con le richieste di informazioni per diventare cittadini del nuovo stato nato nell’Adriatico.
Ma l’isola non è morta col suo affondamento. Il mondo dell’arte e della creatività ne ha fatto un’icona di libertà, una vera isola di Utopia, con opere ispirate all’impresa di Giorgio Rosa nella musica, nel teatro, nelle arti figurative, nel fumetto.

RICERCHE E ARCHIVI
Il sogno di un’isola che sorge e dichiara la propria indipendenza di fronte a Rimini non poteva non incrociare in qualche modo Federico Fellini. E così è stato: molte delle immagini dell’isola – fotografie e filmati - che scorrono durante il documentario portano la firma di Davide Minghini, amico di Federico Fellini (che lo immortala in una delle sue celebri caricature). L’archivio Minghini è conservato nella Biblioteca comunale Gambalunga di Rimini, suddiviso tra l’Archivio fotografico e la Cineteca. Il lavoro dei dirigenti e del personale della biblioteca e della Cineteca ha permesso di recuperare i materiali che impreziosiscono il documentario con immagini e filmati d’epoca. Materiale che va ad integrare quello messo a disposizione dalla famiglia Rosa, proveniente dal suo archivio ricco anche di giornali e riviste originali dell’epoca, oltre che di francobolli, progetti e documenti. Altro materiale è quello ritrovato in Germania, a Monaco di Baviera, e fornito alla produzione da Rudy Wolfgang Neumann. A documentare la fine dell’isola giunge il fascicolo originale con i documenti della distruzione, conservato a Roma nell’archivio privato dell’ammiraglio della marina militare Tiberio Moro. Un ulteriore sostegno alla documentazione è giunto dai tanti testimoni e protagonisti di quei giorni, che hanno fornito lettere, foto, cartoline e souvenir che colorano e arricchiscono le ricerche storiografiche effettuate.



Gli autori al Biografilm 2010 con l'editore Massimo Roccaforte, Giorgio Rosa e la moglie Gabriella Chiericil

Il libro:
E' in vendita da oggi nelle librerie in tutta Italia e per la zona di Rimini è possibile richiederlo nelle edicole col Corriere Romagna.



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