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ASPAS, incidenti in moto: è una mattanza

Cronaca Forlì | 16:08 - 24 Maggio 2010

Dopo la punta del primo maggio con un fine settimana dal tempo discreto e con 13 vittime fra i motociclisti, nell'ultimo fine settimana di sole è stato superato quel triste risultato, con altri 17 motociclisti morti e tanti gravemente feriti. Lo rileva l'Associazione sostenitori della Polstrada (Asaps), ricordando che fino a questo fine settimana "i conti drammatici degli incidenti e dei morti fra i veicoli a due ruote nei fine settimana erano stati, si fa per dire, abbastanza buoni. Avevamo contato 93 vittime, con un calo del 27,3% rispetto alle 128 dello scorso anno. Sapevamo benissimo che il merito era del prolungato inverno che almeno in questo caso si è rivelato umano, facendoci contare meno morti fra i dueruotisti". Ma il numero complessivo delle vittime sui veicoli a due ruote - commenta il presidente dell'Asaps, Giordano Biserni - "é impressionante. 14.283 morti e 860.000 feriti in dieci anni (fino al 2008), sono numeri drammatici. E' ora che ci poniamo molte domande sullo stato delle nostre strade ormai veramente ai limiti, con buche, vie d'uscita occupate da segnali, guard rail taglienti come rasoi. Nessun errore, anche minimo, è permesso all'appassionato di moto. Ma dobbiamo parlare anche della produzione di moto con potenze da pista. Moto che in prima fanno i 130 km/h, da zero a 100 vanno in meno di quattro secondi, che raggiungono velocità anche di 300 km/h. Ogni anno i modelli in vendita hanno un CV in più e un kg in meno di peso. Ma alla guida non c'é Valentino Rossi, spesso ci sono semplici e comuni signori Rossi, appassionati di moto, ma con l'accettazione di una soglia del rischio troppo elevata. Poi la strada non ha nulla a che vedere con la pista, paradossalmente il posto più sicuro al mondo per i conducenti". "E' l'ora dei controlli, di un potenziamento della vigilanza con divise sulle strade contro la velocità e l'azzardo", auspica l'Asaps. "Consola poco il fatto che in alcuni casi i dueruotisti non abbiano la responsabilità del sinistro. Ora anche le famiglie dicano la loro, anche gli amici dei motociclisti 'caduti' sulle statali devono contribuire ad esigere un modello diverso di educazione stradale e formazione. Con comportamenti maturi. Non basta uno schieramento di motociclisti fuori della Chiesa, che salutano un amico deceduto con un'accelerazione, un rombo di cordoglio e ricordo. Il rombo non potrà mai coprire le responsabilità che sono di tanti".

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