Domenica 20 Settembre00:33:25
Android
 | 
iOs
 | 
Mobile

Arrestati vertici terme Riccione, l'Ausl tace

Cronaca Riccione | 12:38 - 06 Giugno 2008 Arrestati vertici terme Riccione, l'Ausl tace

Dall'Ausl di Rimini, vittima secondo l'accusa di una truffa da un milione di euro, arriva un no comment il giorno dopo gli arresti del presidente e dell'ex amministratore delegato di Riccione Terme Spa, Giorgio Piccioni e Lino Gilioli, ora direttore generale delle Terme di Chianciano (Siena), da parte della Guardia di Finanza su mandato del Gip Giacomo Gasparini, che ha dato seguito alla richiesta del pm Francesca Zavaglia della Procura della Repubblica di Rimini. I due sono accusati di aver richiesto alla Ausl rimborsi superiori a quelli effettivamente dovuti per le cure termali erogate. Il tenente colonnello Enrico Cecchi, comandante della Guardia di Finanza di Rimini e il tenente colonnello Gianfranco Lucignano, comandante del Nucleo Tributario, spiegano come si sono svolte le indagini: "Abbiano avuto una delega dell'autorità giudiziaria, a cui è arrivata una segnalazione dell'Ausl e le indagini sono durate un anno. Alla fine la truffa si può quantificare in un milione e 50 mila euro, e riguarda il periodo che va da fine 2004 a tutto il 2005. Una volta che alla Ausl i conti non tornavano, siamo intervenuti verificando i dati delle Terme e quelli della Ausl. L'incrocio dei dati, un lavoro non semplice, ha portato a questo risultato. Bisogna dire anche che la scoperta dei pagamenti non dovuti è possibile a partire dal 2004, quando è entrata in vigore la normativa che prevede l'adozione di procedure informatiche per controllare effettivamente accessi e prestazioni. E per il periodo dopo il 2005, in particolare il 2007 e i primi mesi del 2008, i pagamenti non sono stati ancora effettuati. Quindi per ora non c'é reato". Ma come è stata scoperta la truffa da parte dell'Ausl? "L'azienda sanitaria locale - proseguono gli ufficiali della Finanza - ha effettuato dei controlli interni sulla clientela, una procedura standard per chiedere ai cittadini se si sono trovati bene, se il servizio delle Terme è efficiente. I funzionari chiedevano anche quante prestazioni termali avevano effettuato. E alcune volte è capitato che la risposta del cittadino non corrispondesse a quella dei tabulati. Da qui la segnalazione alla nostra Tributaria che ha cominciato ad approfondire poiché ovviamente le interviste della Ausl non potevano, da sole, costituire prova. Noi abbiamo visto che la norma nazionale inserita nel 2004, e dettagliata da un regolamento regionale che obbliga gli istituti termali a dotarsi di apparecchiature informatiche per capire quante prestazioni vengono erogate, aveva un sistema infallibile: ci si presenta con la ricetta: il periodo di cure a cui si ha diritto viene caricato sul sistema computerizzato dell'ente e viene rilasciato un badge, una specie di bancomat, che poi si usa per ottenere la prestazione. Ma abbiamo dovuto studiare a lungo il sistema perché non era facile capire i prospetti. Dopo una prima analisi abbiamo chiesto al magistrato di nominare un perito informatico che potesse confrontare i dati delle terme e quelli dell'Ausl come avevamo fatto noi: il risultato è stato lo stesso, i conti non tornavano, la Ausl pagava somme non dovute alla Riccione Terme Spa". "A questo punto sono scattate le denunce - concludono le Fiamme Gialle - e non solo dei responsabili dell'ente riccionese, ma anche della persona giuridica, cioé dell'ente stesso, che ovviamente traeva un beneficio contabile dall'acquisizione di queste somme non dovute. Sulla base della loro organizzazione interna, i due responsabili non potevano non sapere che non ci fossero queste attività. La spesa sanitaria del resto, da qualche tempo è uno degli obiettivi primari della Guardia di Finanza che effettua controlli non solo sulle entrate ma anche sulle uscite".