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A Rimini giovedi' si parla di "Religione e Dolore"

Sociale Rimini | 15:31 - 16 Giugno 2008

“La tradizione religiosa e l’innovazione scientifica sul dolore”. E’ questo il titolo di un convegno organizzato da Fondazione Isal (fondazione che si occupa della cura del dolore, presieduta dal professor William Raffaeli, direttore dell’Unità Operativa di Hospice-Terapia Antalgica dell’Ospedale “Infermi” di Rimini) in collaborazione con la Fondazione Taccia e col patrocinio dall’Azienda, del Comune e della Provincia di Rimini. L’iniziativa avrà luogo giovedì prossimo, 19 giugno, alle ore 21,00 nella sede dell’U.O., palazzina di via Ovidio presso l’Ospedale “Infermi”. A confrontarsi sul tema, ci saranno il Vescovo della Diocesi di San Marino-Montefeltro, Monsignor Luigi Negri, il Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Ferrara, dottor Luciano Caro, e lo stesso professor Raffaeli. Gli interventi saranno moderati dal professor Giampaolo Proni, docente di Semiotica della moda presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bologna. La tradizione cristiana, anticipano i relatori, ha sempre creduto che il dolore fosse un importante mezzo per la nostra quotidiana piccola o grande resurrezione. La sofferenza ha sempre rappresentato un indispensabile motore di cambiamento, il mezzo che Dio usa per risvegliare le coscienze. Ma esistono dolori indicibili che per molte persone sono causa solamente di disperazione e  non producono davvero nessuna resurrezione ( o almeno così ci pare). Avrà  certamente un senso, ma ci chiede quale è questo significato? Il secondo punto di domanda è relativo alle ultime novità della ricerca scientifica sul dolore, la quale ha individuato recentemente dei recettori chiamati “neuroni specchio”. Questi neuroni sono presenti in tutti i mammiferi e fanno in modo che una esperienza dolorosa vissuta da un individuo, possa essere trasmessa ad altri della stessa specie anche attraverso le generazioni seguenti. Il meccanismo di tale trasmissione non è ancora del tutto chiarito, soprattutto negli animali, che sembrano non avere articolate capacità di linguaggio. Si è osservato, per esempio, che in un gregge aggredito dai lupi, anche le generazioni successive a quelle che hanno vissuto il tragico evento, smettono di fare il latte. Gli scienziati sono rimasti colpiti dalle proprietà di questi recettori e sono arrivati alla conclusione che  il modo in cui la sofferenza si caratterizza come evento biologico nel malato dipende  anche dalla cultura presente all’interno della comunità in cui avviene. La tradizione cristiana, emerge ancora dai relatori, è iniziata con l’incredibile e misterioso gesto della Croce di Gesù; ci  chiediamo appunto, se questa memoria abbia potuto radicalmente formare  il senso della  nostra sofferenza, anche per il mondo laico dei non credenti. Il convegno è ad ingresso libero.