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Riccione: vince i Dig Awards 2017 l’inchiesta sul traffico di esseri umani

Attualità Riccione | 10:13 - 25 Giugno 2017 Riccione: vince i Dig Awards 2017 l’inchiesta sul traffico di esseri umani

Sono stati proclamati sabato 24 giugno i vincitori dei DIG Awards 2017, premi internazionali destinati alle migliori inchieste video e ai migliori reportage video della passata stagione. Sei le categorie di concorso, con oltre 220 concorrenti e 23 opere finaliste, prodotte tra Europa (Italia, Francia, Regno Unito, Paesi Bassi, Svezia, Norvegia), Nord Africa (Egitto, Tunisia), Asia (Siria, Iraq, Cina) e Stati Uniti. I premi sono stati assegnati da una giuria internazionale, presieduta da uno dei più affermati reporter americani, Jeremy Scahill, cofondatore del sito d’inchiesta The Intercept. Alla selezione dei vincitori hanno partecipato giornalisti e importanti addetti ai lavori di sette paesi europei: Riccardo Chiattelli, Pino Corrias, Corrado Formigli, Alberto Nerazzini, Andrea Scrosati (Italia), Alexandre Brachet, Marco Nassivera (Francia), John Goetz (Germania), Maggie O’Kane (Regno Unito), Morten Møller Warmedal (Norvegia), Hans Peterson Hammer (Svezia) e Margo Smit (Paesi Bassi).
 
La cerimonia di premiazione, condotta da Vicsia Portel e inserita nel programma del DIG Festival, si è aperta con la sezione Investigative Long, riservata ai lungometraggi d’inchiesta. Ad aggiudicarsi questa categoria è stata la regista cinese Nanfu Wang con Hooligan Sparrow, documentario di produzione americana in cui si raccontano le persecuzioni subite da una delle più agguerrite attiviste cinesi per i diritti umani.
 
Nella sezione Investigative Medium (mediometraggi d’inchiesta) il premio è andato a Saada Abd Elkader e Najoua Hammami, coautori di Upside Down, inchiesta sul triste epilogo delle primavere arabe di Egitto e Tunisia, dove le famiglie dei “martiri della rivoluzione” democratica e i giovani eroi del 2011 sono stati abbandonati al loro destino.
 
Nelle categorie Reportage Long e Reportage Medium, la giuria ha invece premiato rispettivamente: lo statunitense Craig Atkinson per Do Not Resist, documentario sulla massiccia militarizzazione della polizia americana; il fotografo siriano Issa Touma e i giovani videomaker olandesi Floor van der Meulen e Thomas Vroege per Greetings from Aleppo, opera che attraverso una serie di surreali e toccanti video-cartoline racconta la vita quotidiana in una città devastata dalle bombe.
 
Tra le opere brevi (sezione Short) ha vinto invece Il caso Provolo, inchiesta italiana realizzata per Fanpage.it da Sacha Biazzo: un lavoro che in soli 12 minuti riesce a condensare lo scandalo dei preti pedofili dell’Istituto Provolo, accusati di decenni di abusi sessuali su bambini sordomuti, a Verona e in Argentina. Dal racconto, attraverso testimonianze esclusive, emergono anche nuovi e preziosi elementi di indagine.
 
La premiazione è culminata con la categoria più prestigiosa, DIG Pitch, che assegna un contributo allo sviluppo di 20.000 euro al miglior progetto di inchiesta. Come da tradizione, il vincitore è stato scelto dopo un’intensa sessione di pitch, svoltasi nel pomeriggio di venerdì, durante la quale i finalisti hanno potuto presentare il proprio progetto alla giuria e a un pubblico di produttori e distributori internazionali. Con questa formula innovativa, negli ultimi due anni ben sei progetti (vincitori o finalisti) si sono trasformati in inchieste prodotte da network come Sky, Canal+ o Mediaset. Quest’anno il premio di produzione è andato a Hunting the General, di Lorenzo Tondo, Saul Caia, Rosario Sardella, Vincenzo Rosa. L’obiettivo del progetto è rintracciare uno dei trafficanti di essere umani più ricercati del pianeta, l’eritreo Medhanie Yehdego Mered, conosciuto come “il Generale”. Nel giugno del 2016, la Procura di Palermo annunciava il suo arresto in Sudan dopo un’operazione di polizia internazionale. Peccato che si trattasse di un clamoroso errore di persona: del vero Generale si sono perse le tracce.
 
I vincitori di tutte le categorie – destinatari di contributi da 1000 a 20.000 euro – sono stati premiati con le “zappenne”, opere dell’artista Claudio Ballestracci. Vista l’alta qualità dei lavori finalisti, la giuria ha attribuito anche due menzioni speciali, con la consegna di due tavole originali di Zamoc, artista che ha realizzato l’immagine di questa edizione del festival. Entrambe le menzioni vanno a due inchieste provenienti dal mondo arabo, premiate “per il coraggio e la rilevanza sociale del tema trattato”: Behind the Doors of Silence dell’egiziano Ahmed El Shamy e Project No. 1 degli iracheni Asaad Al-Zalzali e Thaer Khalid Ibrahim. La prima delle due opere, finalista nella sezione Investigative Medium, rompe un vero tabù per la società egiziana denunciando per la prima volta il dramma degli abusi sessuali in ambito familiare. La seconda, finalista nella sezione Short, svela i responsabili di un colossale caso di corruzione, la scomparsa di 200 milioni di dollari stanziati dal governo di Baghdad per la costruzione di 1700 scuole in tutto l’Iraq: opere mai realizzate.
 
Durante la cerimonia sono stati infine premiati Carmen Vogani ed Emanuele Svezia, autori di Aisha e Zamira. Noi ragazzine Rom. L’opera, trasmessa da Nemo (Rai 2), si è aggiudicata la menzione “Carta di Roma” riservata a storie di migranti e minoranze.
 
La serata ha avuto come ospite d’onore Evgeny Morozov, uno dei massimi esperti di comunicazione digitale e libertà d’espressione, che ha proposto al pubblico di piazzale Ceccarini un intervento speciale dal titolo Internet non salverà il mondo, accorata difesa del giornalismo investigativo e della fondamentale funzione democratica. Il programma del DIG Festival si concluderà domenica con altri ospiti internazionali e con un fitto calendario di corsi della DIG Academy, talk show, proiezioni e spettacoli, tutti a ingresso libero, ospitati tra il Palazzo del Turismo e l’antistante piazzale Ceccarini. Tra i tanti appuntamenti in programma: un brunch sul giornalismo digitale con i reporter Jeremy Scahill, Jeff Larson e Philip Di Salvo (ore 11); la prima assoluta di Terre impure, documentario di Raffaella Maria Cosentino sulla ’ndrangheta (14); un talk sulla crisi del Sole 24 Ore con le testimonianze esclusive dei giornalisti Nicola Borzi e Giuseppe Oddo (19). Chiude il festival Aldo Morto (21.30), spettacolo teatrale sul rapimento e l’assassinio di Aldo Moro, scritto diretto e interpretato da Daniele Timpano.
 
Per informazioni:
www.dig-awards.org