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La bella storia di Scotti raccontata...da Scotti. Il sogno: "Giocare almeno un minuto in Serie B con il Rimini"

Attualità Rimini | 12:28 - 16 Aprile 2017 La bella storia di Scotti raccontata...da Scotti. Il sogno: "Giocare almeno un minuto in Serie B con il Rimini"

Sotto il caldo sole primaverile o settembrino, sotto gli sferzanti venti di tramontana di dicembre, lo troverete sempre in mezzo ai pali a maniche corte. Non per moda, ma per comodità; non un vezzo, ma una necessità, anche quando era ragazzino e le maglie da portiere erano larghe e imbottite. Un segno distintivo di Francesco Scotti, come i tatuaggi impressi sulla pelle, che ricordano i grandi amori della sua vita: la moglie Alice, le figlie Asia e Stella e il Rimini Calcio. Nell'estate 2016 una scelta di vita: abbandonare il professionismo per riabbracciare il vecchio amore, la maglia a scacchi biancorossi. A un anno di distanza nei ricordi di Scotti entrano una coppa Emilia e un campionato di Eccellenza, traguardi raggiunti grazie anche alla sua leadership e alle sue parate. La più importante, scelta dallo stesso estremo difensore romano, è all'apparenza banale. Un balzo in uscita bassa a togliere il pallone dai piedi al tiratore: il classico intervento che evita un gol, ma non finisce nei videoclip delle parate più belle. Eppure quell'intervento, dall'alto tasso di difficoltà, ha impedito al Sasso Marconi, reduce da 10 vittorie di fila, di portarsi in vantaggio al 2' dello scontro diretto del Romeo Neri, disputatosi lo scorso 4 dicembre. Il Rimini vincerà 5-0 e da quel trionfo inizierà la scalata verso la Serie D. Una parata che è costata caro a Scotti, costretto a uscire dal campo infortunato, ma decisiva: "Potevano andare in svantaggio e alla fine invece abbiamo stravinto la partita, lì è stato l'episodio che ha fatto capire all'ambiente e a noi stessi che il campionato era del Rimini", racconta l'estremo difensore. L'uscita bassa, un fondamentale che era la specialità del suo primo maestro: Angelo Peruzzi. Nella stagione 2000-2001 Peruzzi era il portiere titolare della Lazio, Luca Marchegiani il secondo, Francesco il giovane terzo estremo difensore. "E' stata una fortuna lavorare con lui, gli ho rubato molti trucchi del mestiere, così come è stata una fortuna lavorare con Marchegiani. Lui lo chiamavamo il 'Conte' dentro lo spogliatoio, tecnicamente elegantissimo. Ma in Peruzzi mi ci rivedo, molto esplosivo e potente". A 17 anni Scotti indossò una maglia prestigiosa, con sul petto ricamato lo scudetto. Che fine ha fatto quella splendida divisa gialla, con le bande blu e bianche? "Ce l'ho da qualche parte, non la trovo perché nella mia vita ho fatto tanti traslochi, da 17 a 34 anni ne avrò fatti una decina", scherza il portierone del Rimini. In attesa che venga ripescato questo cimelio, è tempo di ricordare un'altra parata, dopo quella decisiva con il Sasso Marconi. Stagione 2011-2012, il Rimini in Lega Pro esordisce in stagione con un secco 3-0 con la Sambonifacese. Scotti sul 2-0 vola a respingere di pugno una punizione di Brighenti, uno che in categoria si farà valere a suon di gol. "Ho piacevoli ricordi di quella partita, la prima di campionato peraltro in casa, in uno dei tre gol, fu avviato da un mio lancio decisivo", racconta Scotti. Il giorno del debutto fu amore a prima vista con una piazza in cui l'estremo difensore aveva desiderato fortemente di giocare: "Mi ha sempre affascinato come piazza, alla fine mi sono innamorato follemente di questa maglia, di questa città, dell'ambiente, di questi tifosi". E Scotti è ancora qua, parafrasando una canzone di Vasco Rossi. Il 4 settembre del 2011, in quella gara con la Sambonifacese, c'erano due suoi attuali compagni di squadra: Luca Valeriani e Andrea Brighi, che partiva però dalla panchina. Al centro della difesa infatti svettava Alessandro Mastronicola. Un tempo compagno in campo, ora allenatore. "Ma lo chiamo sempre Mastro, non riesco a chiamarlo mister - confessa Scotti - ma è importante non come lo chiamo, quanto il rispetto e il confrontarmi con lui sapendo che il suo ruolo è quello dell'allenatore". Quell'anno Scotti era arrivato a Rimini dal Monte Titano. Con la maglia del San Marino tre campionati e un curioso aneddoto: "Giocavo nella Sangiovannese, ma l'allenatore Fabrizio Tazzioli volle con sé Dei (negli anni precedenti portiere del Rimini tra C e B), così lasciai la Toscana per giocare nel San Marino, sostituendo proprio Emiliano". Il diario dei ricordi di Francesco Scotti è lungo, ma ci sono anche pagine mancanti. L'esordio in serie B sfumato, l'anno di Cittadella, alle spalle di due veterani come Capecchi e Redaelli. Negli ultimi anni in serie A e in cadetteria sono arrivati portieri che probabilmente avevano qualità, umane e professionali, inferiori a Francesco. "Il rammarico c'è per non aver mai giocato in quelle categorie, le possibilità in fondo ci sono state, ma per sfortuna o decisioni sbagliate prese di fretta non ci sono riuscito". Il rammarico c'è, ma non il rimpianto: "Tornare indietro non si torna e sono comunque contentissimo della mia carriera, sono contento di quello che ho fatto, che mi sono guadagnato e che mi sono creato intorno". La storia di Scotti ha comunque ancora molte pagine da riempire, a partire dal prossimo campionato di Serie D: "Come portiere sono ancora giovane, sto bene fisicamente e non ho mai avuto infortuni importanti". Il sogno, a coronamento di una carriera, è sempre lo stesso: "Giocare almeno un minuto in Serie B con il Rimini". L'apoteosi per un portiere legato inscindibilmente all'Arco d'Augusto; il sogno di un atleta, ma di tutta la città. E la maglia di quella storica partita, siamo sicuri, non rischierà di perdersi in un trasloco. 


Riccardo Giannini

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