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Rimini Calcio, la storia di Pietro Tamai: 31 anni nel mondo del pallone, il direttore sportivo abile scopritore di talenti

Sport Rimini | 16:49 - 08 Aprile 2017 Rimini Calcio, la storia di Pietro Tamai: 31 anni nel mondo del pallone, il direttore sportivo abile scopritore di talenti

C'è chi lo ritiene un direttore sportivo inesperto, eppure nel curriculum annovera già cinque promozioni. Pietro Tamai, classe 1971, è l'uomo scelto in estate da Giorgio Grassi per allestire il nuovo Rimini, costretto a ripartire in fretta e furia dall'Eccellenza. Niente programmazione: nel cuore dell'estate, a metà agosto, la corsa per allestire un organico competitivo. Sforzi profusi che sono stati ripagati dalla vittoria della Coppa Emilia e del girone B di Eccellenza. Per Tamai è la quinta promozione, la prima in serie D, categoria che aveva sfiorato con il Real Misano nella stagione 2010-2011: l'epica corsa della squadra bianco-azzurra si interruppe nello spareggio di Alfonsine con il Castenaso. Con il Real Misano, Tamai aveva conquistato la vittoria nel campionato di Promozione 2009-2010. Dalla Promozione all'Eccellenza anche con il Cattolica nel 2011-2012 (Tamai subentrò in corsa a Fabio Semprini), mentre con il Tropical Coriano, dal 2006 al 2008, doppio salto di categoria, dalla Prima all'Eccellenza. 


Oggi Pietro Tamai è un direttore sportivo con il telefonino cellulare sempre in mano o le cuffie all'orecchio durante i lunghi viaggi in auto per lavoro; lo abbiamo visto nelle tribunette dei campi polverosi di Eccellenza, a visionare giocatori come Abdul Guiebre, freccia di fascia scoperta nell'Old Meldola. Ieri Tamai era invece protagonista in campo. Trafila nelle giovanili del Bellaria, un precoce esordio in prima squadra, a 16 anni ancora da compiere, nel vecchio campionato di Promozione (l'Eccellenza non era ancora presente come categoria). A seguire una lunga carriera tra Serie D, Eccellenza e Promozione: Ospedaletto, a 19 anni il trasferimento in Veneto, dove ha vestito le maglie di Bassano e Rovereto, il ritorno in Romagna all'Imolese. Quattro campionati vinti a Cesenatico, Cattolica, Voltana (nel ravennate) e Savignanese. Il finale di carriera tra Ronta, Novafeltria, Borgo San Giuliano, Rivazzurra e il campionato interno sammarinese. Un grande bagaglio di partite ed esperienze, che gli hanno permesso anche di conoscere persone che sono ancora amici fraterni: Matteo Domeniconi, lo storico capitano del Cervia; Francesco Cesarini, che prima ancora di essere giornalista è stato una prima punta alla Massimo Agostini; il bomber Davide Lodovichetti, oggi fisioterapista. Un regista e due attaccanti, mentre lui giocava in un ruolo ora in estinzione: il rifinitore alla Rui Costa, n.10 dietro le punte. Tamai non era veloce di gambe, ma veloce era la sua mente a elaborare le trame di gioco, a inventare il passaggio smarcante per i propri attaccanti. Con il passare degli anni ha arretrato il raggio d'azione, nel ruolo di mezzala, ma c'è chi a Cesenatico lo ha fatto giocare regista difensivo nella difesa a tre: mister Alfiero Agostinelli, oggi sulla panchina del Bakia. "Mentre mangiavamo prima di una partita mi chiamò da parte e mi disse che mi avrebbe messo venti dietro più indietro", racconta divertito Tamai. I metri erano di più di venti: l'allenatore lo mise in difesa e da lì non lo spostò più in quel campionato. Così quando  gli chiediamo quale giocatore del Rimini odierno gli assomigli, il ds risponde Righini, un regista impiegato spesso come perno centrale della difesa a tre. Ma ragionandoci sopra, alla fine non c'è nessuno che in campo ricordi il Tamai giocatore. Come detto, il classico rifinitore è in estinzione: Adrian Ricchiuti, la leggenda biancorossa, è stato sempre un "nove e mezzo", citando le parole con cui Platini definì Roberto Baggio. E a proposito di numeri 10, ricordando le sue prime esperienze da direttore sportivo, Tamai fa il nome di un talentuoso interprete del ruolo, mai sbocciato, il "Messi" del Real Misano. Ai tempi, una società all'avanguardia, con una struttura professionistica e un'intensa attività di scouting che guardava all'estero. In panchina Fernando De Argila, tecnico proveniente dalla Cantera del Barcellona; una rosa formata esclusivamente da giovani giocatori, molti dei quali provenienti dall'Argentina o dal Sudamerica. I nomi più celebri sono quelli di Alejandro Rodriguez, oggi attaccante del Cesena, del cattolichino Alessandro Tonti, portiere del Mantova, dei fratelli Cesar e Derlis Meza Colli, che approdarono al Cesena e oggi giocano da professionisti nelle massime serie in Sudamerica. Come i Meza Colli anche altri atleti hanno trovato la loro strada lontano dall'Italia, tra cui il portiere Portigliatti e il difensore Rivera. Ma il giocatore più forte del gruppo, per Tamai, si chiamava Bernardo Torres: attaccante o trequartista mancino. "Un ragazzo appartenente a una famiglia di medici, così ha intrapreso questa carriera professionale, abbandonando il calcio a certi livelli, ma si diverte ancora giocando in serie pari alle nostre", spiega Tamai, che racconta di avere ancora contatti con tutti questi ragazzi che, così lontani, conservano ancora un indelebile ricordo dell'esperienza in riva all'Adriatico. Le tecnologie aiutano, anche se Pietro ogni tanto vorrebbe sicuramente spegnere il suo telefonino cellulare e rilassarsi; gesto impossibile, viste le continue chiamate di Giorgio Grassi, le cui telefonate "chilometriche" - già leggenda nell'ambiente riminese - rischiano di causare divorzi e separazioni da mogli e fidanzate. Tamai sorride e conferma: "Stiamo al telefono parecchio". Ma è un modo per Grassi di stare vicinissimo alla squadra: "Sembra non ci sia, ma c'è, eccome, è molto presente su tutto". Grassi scelse Tamai come ds alla Fya Riccione e ha deciso di proseguire il sodalizio anche nella società di piazza del Popolo. Ma come nasce il rapporto tra due dei grandi protagonisti della stagione biancorossa? "Ci conoscevamo da sempre, lui è di Sant'Andrea e io abito sulla via di Coriano - racconta Tamai - poi mi chiamò alla Fya, dopo essersi informato su di me". Nella scelta dell'azionista di riferimento della società biancorossa sono state determinanti le buone referenze che Tamai si era guadagnato. Un dirigente inesperto, secondo alcuni, ma uomo di calcio da 31 anni. E dopo una lunga gavetta, la voglia e la volontà di cimentarsi in sfide più impegnative, accompagnando il Rimini nel cammino verso il ritorno al paradiso calcistico, lontano dall'inferno dei campi polverosi dell'Eccellenza. 


Riccardo Giannini

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