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Riccione protagonista a ‘FuoriRoma’: tra politica e passato, il ‘romanzo nostalgico’ della Perla verde

Attualità Riccione | 12:39 - 04 Aprile 2017 Riccione protagonista a ‘FuoriRoma’: tra politica e passato, il ‘romanzo nostalgico’ della Perla verde

Succede a Riccione, come in tutta Italia, uno spaccato di una città “il cui futuro è indecifrabile”, a dispetto di un passato dorato e glorioso: nella puntata di FuoriRoma, andata in onda lunedì sera su Rai Tre, Concita De Gregorio fa tappa nella Perla verde, disegnandone un quadro che suscita malinconia e lascia quasi spaesati.

I flashback riportano allo struscio su viale Ceccarini con gli esclusivi negozi, ad Alain Delon sulla spiaggia, al cinema, ad un mondo da fiaba che cozza con la realtà di una Riccione frammentata politicamente, nuovamente chiamata a decidere del proprio futuro. Il “tradimento” che ha portato alla caduta del sindaco Renata Tosi dà il “la” alla rassegna impietosa: il Trc, “un’opera faraonica che unisce Rimini a Riccione. Partita più di vent’anni fa, inutile, centinaia di alberi secolari abbattuti, un muro che diviso in due la città. Un appalto molto ricco, 120 milioni, soldi che hanno avvelenato tutto”. La morte del giovanissimo Lamberto Lucaccioni, al Cocoricò per droga, gli eccessi e poi, a due passi, San Patrignano, dove i giovani vanno per disintossicarsi.

I ricordi di Martina Colombari, la più giovane miss Italia e di Piera degli Esposti raccontano di una città lontana: il Savioli, dove la Colombari vinse la prima fascia che l’avrebbe portata a Castrocaro, ora è un “rudere” sul mare, e poi viale Ceccarini, che ha assistito alla sua lenta “spersonalizzazione”, dove le grandi catene hanno preso il posto delle boutique.
La città delle contraddizioni, dove spiccano anche realtà come il Premio Riccione per il Teatro, lo Spazio Tondelli, il Tafuzzi Days, festival indie al Castello degli Agolanti, i Dig Awards, premi del giornalismo.

Sembra che Riccione abbia perso quella sua “unicità”, ma quello che emerge forse è che non è più tempo di guardare nostalgicamente al passato, né di ordire “congiure di palazzo”, perché “la rivolta, il civismo, non bastano a dire dove stiamo andando – chiosa Concita De Gregorio nel reportage - serve la politica”.

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