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Il mito melody Mecca, una storia da rivivere con dj Pery. 'Oggi tanti dj improvvisati, non siamo juke box'

Attualità Rimini | 12:16 - 01 Aprile 2017 Il mito melody Mecca, una storia da rivivere con dj Pery. 'Oggi tanti dj improvvisati, non siamo juke box'

Per quasi vent’anni è stato il punto di riferimento dei giovani che cercavano sonorità e atmosfere differenti rispetto a quelle offerte dalle tradizionali discoteche della Riviera. Stiamo parlando della Melody Mecca, storico locale sito alla Grotta Rossa, tempio degli amanti del genere “afro”. Deus ex machina del tutto Dj Pery, al secolo Pierangelo Mulazzani, che nel 1981 ha deciso di dar vita a questa avventura e sino al 1999 ne è stato il “dj resident”. “Tutto è nato per gioco e per passione, i miei genitori hanno infatti gestito diversi locali a Rimini tanto che l’amore per la musica è sbocciato sin da giovanissimo. Artisticamente ho cominciato nel ’79 alla discoteca New York, locale che qualche anno dopo sarebbe diventato il Cellophane. Due anni più tardi  ho aperto la Melody Mecca, un luogo a forte connotazione etnica nel quale proponevo musica afro, un genere fino a quel momento sconosciuto nelle discoteche riminesi. Un’idea che ha tratto spunto da un mio percorso personale e dal fatto che mi è sempre piaciuto sperimentare cose nuove, non ho mai amato la banalità”. Un’idea vincente, tanto che in breve tempo il locale è cresciuto sia in termini di gradimento che di popolarità. “Fino al 1985 è rimasta una disco estiva, poi tutto l’anno con almeno due eventi al mese, il sabato sera. Il pubblico era fondamentalmente composto da giovanissimi, in media dai 17 ai 25 anni, e in breve tempo la Mecca è diventato un locale cult nel suo genere, a livello nazionale ma anche europeo”. Un’esperienza durata fino al ’99 quando Dj Pery lascia la sua creatura (la Mecca chiuderà i battenti a fine 2000) per diventare dj resident del Jamaé di Jesi e poi, nel 2013, il passaggio al Mamamia di Senigallia. Nel frattempo numerose collaborazioni ed esperienze, anche come autore, e innumerevoli serate in Italia e all’estero. Attualmente collabora anche con Radio Istanbul, in un programma di musica etno, indie e dub assieme ad altri dj di fama internazionale e, tra gli altri impegni, a giugno sarà in Austria all’afro raduno che si svolgerà a Innsbruck. Medesime sonorità, naturalmente riadattate al contesto attuale, e stesso modo di concepire il proprio lavoro e il proprio essere. “Ho sempre pensato che debba essere il pubblico a seguire il dj e non il contrario, questo per il fatto che chi viene ad ascoltarti si presuppone sia attratto da ciò che proponi. Oggi, purtroppo, non è più così. In tanti si improvvisano disk jockey, molti dj hanno perso la propria identità e propongono di tutto e di più pensando di poter soddisfare i gusti di tutto il pubblico. In questo modo chi svolge il nostro lavoro è visto più come una sorta di juke-box che come un professionista”. Di qui anche un consiglio per i giovani che hanno intenzione di intraprendere la carriera di dj. “Più che un consiglio è il pensiero derivante dalla mia esperienza. E’ una professione che mi ha dato tanto, a livello economico ma soprattutto personale perché mi ha permesso di conoscere tanta gente e di avere miei spazi nei quali sono riuscito a coltivare altre passioni, quali ad esempio insegnare arti marziali o diventare fisioterapista. E’ però una professione che va fatta in un certo modo, acquisendo una propria identità, una impronta ben precisa. Solo in questo modo è possibile trascinare il pubblico, essere riconosciuto e apprezzato dallo stesso. Diversamente si finisce per essere uno dei tanti, uno di quelli che durante la serata fa ascoltare il peggio del meglio”.

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