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Sudiciume nell'insalata: problemi in aula, lavoratrici cinesi non parlano. Arriva l'interprete e slitta interrogatorio

Cronaca Lido San Giuliano | 21:05 - 23 Marzo 2017 Sudiciume nell'insalata: problemi in aula, lavoratrici cinesi non parlano. Arriva l'interprete e slitta interrogatorio

E' stato rinviato l'interrogatorio di garanzia delle ventidue lavoratrici e del lavoratore, tutti di nazionalità cinese, indagati per aver volontariamente inserito insetti e materiali di scarto nelle buste delle insalate. Una strategia messa in atto per danneggiare la nota azienda riminese nella quale erano impiegati, specializzata nella lavorazione delle colture orticole e nella loro trasformazione in prodotti destinati alla grande distribuzione nei supermercati. Al termine delle indagini svolte dai Carabinieri, il Gip Sonia Pasini aveva disposto per ordinanza il divieto di dimora nei locali dell'azienda e l'interdizione temporanea dallo svolgimento di professioni dello stesso genere e nel medesimo settore, fissando per la data odierna l'interrogatorio di garanzia. Le lavoratrici e il lavoratore - difesi dal team di avvocati formato da Davide Grassi, Gaia Galeazzi, Patrick Wild e Filippo Capanni - hanno chiesto la traduzione dell'ordinanza in lingua cinese, dopo che l'interprete, in Tribunale, ha spiegato loro le accuse mosse dalla Procura. I ventitré dipendenti parlano in modo sommario la lingua italiana, hanno difficoltà ad esprimersi e soprattutto a comprendere i termini tecnici. Il Gip ha concesso una ventina di giorni all'interprete per procedere alla traduzione, al fine di fissare una nuova data per l'interrogatorio di garanzia: gli indagati potranno così decidere se avvalersi della facoltà di non rispondere, o di replicare alle domande poste dal giudice. Per ora, respingono tutte le accuse. I legali difensori sottolineano la necessità di approfondire ogni aspetto della vicenda: sono numerosi gli episodi di sofisticazione del cibo contestati, ripresi dalle 64 telecamere di sorveglianze posizionate proprio per le indagini. Nelle buste in alcuni casi i consumatori hanno trovato ciocche di capelli: non poteva essere un caso, perché rigorosamente gli addetti alla lavorazione delle verdure e all'imbustamento indossavano mascherine, guanti e cappellini. Ma molti clienti hanno trovato mozziconi di sigarette, oppure insetti morti di ogni tipo. Secondo la pubblica accusa, in base al materiale raccolto dalle telecamere, i lavoratori contaminavano le verdure durante la procedura di taglio e lavaggio, ma soprattutto destinavano alla spedizione nei supermercati quelle buste "contaminate" che venivano scartate dal lettore ottico dell'azienda.

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