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Aggressione razzista, il sindaco: 'Senza se e senza ma, Rimini darà una risposta collettiva'

Attualità Rimini | 17:39 - 23 Marzo 2017 Aggressione razzista, il sindaco: 'Senza se e senza ma, Rimini darà una risposta collettiva'

Il Questore Maurizio Improta ha firmato un permesso temporaneo di sei mesi al 25enne nigeriano, aggredito mercoledì sera e ora ricoverato in ospedale in prognosi riservata. Il suo aggressore, V.A. (30 anni, non 39enne come riportato in precedenza) è agli arresti, dovendo rispondere del reato di tentato omicidio aggravato dai futili motivi, dall'uso di arma e della matrice razzista. Sul fatto numerosi i commenti da parte delle Istituzioni e dei rappresentanti delle forze politiche. Il Sindaco di Rimini Andrea Gnassi, in una lunga nota, prende una netta posizione di condanna, ricordando che Rimini "non è una città razzista" e città in cui sono "nati esempi mondiali di accoglienza e solidarietà, casi virtuosi che appunto nascono dal basso". 

La nota del Sindaco

Ogni violenza va combattuta, condannata, ed è una ferita per la comunità che la subisce. Nel caso dell’aggressione al giovane nigeriano, di cui seguiamo costantemente l’evolversi delle condizioni di salute, la violenza è resa ancora più grave per le implicazioni razziste che questa porta con sé. Un’evidenza davanti alla quale la nostra società non può e non deve voltare la testa dall’altra parte e che al contrario deve denunciare. Non si possono minimizzare, sminuire, le cause scatenanti di un gesto che oltretutto testimonia come ormai sia facile ricorrere alla violenza per imporsi sul prossimo. Dobbiamo quindi essere netti nel prendere posizione, ribadendo ancora una volta che a Rimini democratica non accetta e mai accetterà episodi di violenza e discriminazione. 

Eppure, questo è un Paese fregato dalle congiunzioni. Accade un fatto di palese gravità e ormai non si aspetta neanche che si diradi il coro dell'indignazione che si insinuano i 'però' e i 'ma'. “Grave però…”, “Non deve succedere, ma…”. Siamo tutti grandi e vaccinati per sapere che le congiunzioni in realtà sono le mosche cocchiere delle giustificazioni di ogni fatto enorme. E qui dobbiamo fare autocritica e assumerci tutti delle responsabilità. Se si arriva a questo punto significa che la politica è diventata così debole da non essere più capace di distinguere tra il suo ruolo e la pancia del Paese. Assecondare la seconda è la strada più facile per il consenso, ma non porta a destinazione. Basterebbe quindi che almeno per una volta si lasciassero da parte le congiunzioni per migliorare un Paese oltre l'orlo di una crisi di nervi. Rimini non è razzista allo stesso modo in cui non lo è l'Italia. A Rimini sono nati esempi mondiali di accoglienza e solidarietà, casi virtuosi che appunto nascono dal basso. Quello che serve però è una presa di responsabilità collettiva.

La nostra comunità respinge da sempre il razzismo, la prevaricazione, gli estremismi pericolosi, da qualsiasi parte essi provengano. Senza ‘se’, senza ‘ma’, senza ‘però’. Lo hanno dimostrato anche tutti quei cittadini che ieri, testimoni dell’aggressione, hanno collaborato con gli investigatori per ricostruire l’accaduto. Anche per questo motivo mi auguro che ci sia una importante risposta alla manifestazione contro ogni forma di razzismo che vogliamo promuovere nei prossimi giorni: serve una risposta corale, per ribadire i valori di una comunità orgogliosamente solidale e democratica”.