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La miniera di Perticara al centro di un importante progetto, speleologi da tutta la regione al Sulphur il 1 aprile

Attualità Novafeltria | 17:17 - 19 Marzo 2017 La miniera di Perticara al centro di un importante progetto, speleologi da tutta la regione al Sulphur il 1 aprile

La Federazione Speleologica Regionale dell’Emilia-Romagna, per il triennio 2014-2016, ha sviluppato un complesso progetto dal titolo “Gessi e Solfi della Romagna orientale”, con l'obiettivo di rilevare, documentare e studiare le cavità naturali ed artificiali della Romagna orientale. Il territorio interessato si estende dalla valle del Savio (provincia di Forlì-Cesena) fino al confine regionale con le Marche. La zona in esame ha, dal punto di vista delle cavità artificiali, un importante valore storico e sociale per la presenza di numerosissime zone minerarie di estrazione dello zolfo.  Il Museo Sulphur e la Proloco di Perticara sono stati partner attivi nel progetto. Le numerose miniere di zolfo di questa zona, che hanno lavorato con certezza fin dal periodo rinascimentale, hanno rappresentato una realtà economica importante per la zona, sono state investigate dal punto di vista socio-economico e storico. Il progetto ha anche agito nel campo del recupero di mappe minerarie e cartografie storiche della zona, con digitalizzazione e georeferenziazione di parte del ricco materiale custodito al Museo Sulphur. Infine è stata sviluppata una sorta di "ri-esplorazione" delle miniere ancora percorribili e la loro documentazione fotografica e video. L’emergenza storicamente più interessante è sicuramente quella di Perticara che fu la miniera di zolfo, durante il suo massimo splendore, più importante d’Europa, con uno sviluppo di circa 100 chilometri di gallerie. La miniera è chiusa dal 1964. Le gallerie si snodano principalmente in calciti, gessi e marne bituminose: l’ossidazione del kerogene contenuto nelle marne, l’ossidazione dell’ingente quantitativo di materiale legnoso abbandonato nelle gallerie hanno prodotto una situazione di forte carenza d’ossigeno nelle gallerie fino alla sua completa scomparsa. La presenza stessa del minerale solfifero ha creato zone con massiccia presenza di acido solfidrico e di gas infiammabili. Il lavoro presenta le problematiche affrontate durante l’esplorazione in zone a carenza di aria respirabile (ACAR): la scelta delle attrezzature e degli strumenti di misurazione, la formazione per il loro utilizzo, i comportamenti da tenere, i presidi sanitari e le tecniche di pianificazione dell’esplorazione, attraverso l’utilizzo delle mappe storiche e di strumenti GIS.


I risultati del progetto sono contenuti nel volume “Gessi e Solfi della Romagna Orientale” uscito nel gennaio del 2017 nella collana delle Memorie dell’Istituto Italiano di Speleologia Serie II volume XXXI. Il libro, di più di 700 pagine, è il compendio degli studi effettuati sugli aspetti minerari, speleologici, biologici, botanici e storici della zona investigata.

Il volume sarà presentato il giorno 1 aprile a Perticara presso il museo Sulphur dalle ore 14.30 alle ore 18.30: saranno illustrati i contenuti dai curatori e saranno proiettati i video girati all’interno delle miniere esplorate.


Presso il museo Sulphur sarà inoltre allestita una mostra intitolata: “Solfo & carbone: minatori e speleologi nella Romagna Orientale”, che si protrarrà fino al 30 aprile.




Dichiarazione di Cesare Bianchi, Presidente Pro Loco di Perticara: "La Federazione Speleologica Regionale dell’Emilia-Romagna,la Pro Loco di Perticara, il Museo Sulphur e l’Unione Minatori della Valmarecchia vogliono  valorizzare il lavoro esplorativo nelle miniere di zolfo della Romagna Orientale,  visto nell’ottica della memoria: le miniere di zolfo si stanno distruggendo, abbandonate da ormai più di 50 anni, con loro rischia di cancellarsi il ricordo di chi ha lavorato in queste miniere e le ha lasciate per andare a lavorare in altre miniere dove ha perso la vita: come nel caso della tragedia di Marcinelle. Gli speleologi hanno esplorato e studiato le miniere del comprensorio cesenate e montefeltrano con un occhio attento al problema del ricordo e con la forte motivazione di portare alla luce, sotto gli occhi di tutti le testimonianze di questo passato. Nell’ esplorare hanno incontrato rischi e difficoltà che li hanno idealmente uniti a tutti quegli uomini che hanno lavorato nelle profondità della terra, ben consapevoli però della grande differenza tra chi sceglie un’esplorazione interessante e chi è costretto da ragioni sociali, economiche e storiche ad affrontare un lavoro durissimo e molto rischioso".

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