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A 12 anni affetta dalla leucemia, catena di solidarietà per donare un cucciolo alla ragazzina che ha commosso Rimini

Attualità Rimini | 16:50 - 15 Marzo 2017 A 12 anni affetta dalla leucemia, catena di solidarietà per donare un cucciolo alla ragazzina che ha commosso Rimini

Continua la campagna di raccolta fondi organizzata dall’Istituto Oncologico Romagnolo in collaborazione col reparto di Oncoematologia Pediatrica dell’Ospedale Infermi di Rimini dedicata a Valeria, piccola paziente affetta da leucemia che nel suo percorso di guarigione ha espresso un desiderio: quello di avere un cane, un barboncino Toy che ha già individuato assieme alla famiglia ed ha già ribattezzato Simba. “Un nome che mi ricorda un personaggio forte e coraggioso”, si legge nella lettera che ha scritto la bambina di suo pugno.
 
“La storia di Valeria ha commosso tutti – afferma il Direttore Generale dello IOR, Fabrizio Miserocchi – sono stati tantissimi i romagnoli che si sono fatti avanti per esaudire il desiderio della piccola, cosa che conferma quanto la nostra terra sia sensibile ai temi della lotta contro il cancro, specie quando a condurre questa battaglia è una bambina. Abbiamo deciso di portare avanti la campagna fino a Pasqua: nel caso in cui le offerte non dovessero coprire l’importo delle spese per il barboncino, l’Istituto Oncologico Romagnolo si è impegnato per aggiungere la cifra che mancherà. Tuttavia, viste le donazioni giunte finora, siamo sicuri che la generosità della gente porterà addirittura a superare l’importo. In quest’ultimo caso, l’eccedenza verrà destinata interamente ai progetti dell’Oncoematologia Pediatrica di Rimini, affinché tutti i pazienti del reparto possano affrontare il delicato periodo delle terapie nel migliore dei modi. Si tratta di una campagna straordinaria, nata per sostenere i sogni di una bambina: ci sembra quindi giusto e coerente continuare a dedicare le donazioni che riceviamo in favore dei più piccoli”.
 
            Si rinnova quindi l’impegno dell’Istituto Oncologico Romagnolo a favore dell’Oncoematologia Pediatrica dell’Infermi: un impegno che l’anno scorso ha portato all’acquisto di quattro poltrone – letto da collocare accanto ai letti ospedalieri dei piccoli pazienti, in maniera che il famigliare che presta loro assistenza possa riposare in maniera migliore, e che è proseguito quest’anno con il supporto della preziosa attività di psiconcologia portata avanti da oramai quindici anni in reparto dalla dott.ssa Samanta Nucci. “Seguo i bambini affetti da patologie oncologiche e le loro famiglie – afferma la psicologa – poiché, purtroppo, quando si ammala un bambino non si ammala solo il bambino ma tutto il sistema-famiglia. Il Progetto che riguarda Valeria e Simba nasce dall’incredibile capacità dei cani di sviluppare un’empatia con le reali emozioni che il bambino prova, emozioni che nemmeno noi psicologi riusciamo a volte a cogliere. Abbiamo visto piccoli pazienti che a causa di cure pesanti non riuscivano a muoversi dal letto, improvvisamente alzarsi per giocare coi cuccioli. Accudire un cane significa permettere ai bambini di uscire da un ruolo passivo di pazienti che la malattia gli impone a un ruolo attivo: sono loro che si prendono cura di un altro essere umano, cosa che li distrae dalla loro condizione. Valeria sta già preparando il necessario per Simba: questo significa distogliersi dal pensiero della malattia per spostarlo su un’attività costruttiva, ed è molto importante”.
 
“I bimbi che si ammalano di tumore possono essere curati solo in strutture altamente specializzate, con personale preparato, come la nostra – sostiene la Responsabile del reparto, dott.ssa Roberta Pericoli – i tumori maligni del bambino sono una patologia fortunatamente abbastanza rara, eppure in Italia ogni anno si ammalano circa 1.400 piccoli. Dalla fine degli anni ’90, quando ha aperto il nostro centro, abbiamo curato più di 250 pazienti: le neoplasie più comuni sono soprattutto leucemie e linfomi, ma non solo”.

 “Ogni volta che un bambino si ammala di tumore occorre ospedalizzarlo per periodi di tempo molto, molto lunghi – prosegue la dottoressa – in questo lasso di tempo i piccoli si ritrovano completamente isolati da tutto il contesto che li riguarda: non possono andare a scuola, sono costretti a stare lontani dai loro amici, a causa dell’immunodepressione che le terapie comportano. La campana di vetro sotto cui viene posto un paziente di questo tipo da una parte lo protegge, ma dall’altra lo proietta in una dimensione di forte solitudine. Quello che cerchiamo di fare, quindi, non è solamente guarire la malattia, ma consentirgli in questo percorso lungo e sofferto di avere una vita il più serena possibile, cercando di mettere in atto dei progetti che consentano ai bambini e alle loro famiglie di non soffrire troppo dell’isolamento e della frustrazione dovuta alla malattia”.

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