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Anziano si getta nel pozzo, una morte imprevista: 'lucido di mente', così il Medico di famiglia nel processo alla badante

Cronaca Rimini | 18:32 - 13 Marzo 2017 Anziano si getta nel pozzo, una morte imprevista: 'lucido di mente', così il Medico di famiglia nel processo alla badante

Problemi di deambulazione, ma piena lucidità mentale. Così ha parlato in aula il medico di famiglia che tra i suoi assistiti aveva un 88enne di Morciano, deceduto il 29 marzo del 2015 dopo la caduta in un pozzo della sua tenuta di campagna tra Onferno e Gemmano. A processo c'è la sua ex badante, una 60enne russa, chiamata a rispondere dei reati per omessa vigilanza e abbandono di persona incapace. L'anziano per i problemi di deambulazione necessitava dell'assistenza di una badante, per le faccende domestiche e le commissioni, ma secondo l'Avvocato difensore Massimiliano Orrù non di essere guardato a vista, 24 ore su 24. In sostanza la capacità di tutelare la propria incolumità personale non sarebbe venuta a meno anche con i problemi di deambulazione. L'ipotesi di un suicidio resta possibile, ma per la difesa sarebbe stato impossibile un intervento da parte della badante. Il medico di famiglia, chiamato a testimoniare dall'Ufficio del Pubblico Ministero, ha dichiarato che l'anziano soffriva di una lieve depressione comune a molti anziani, a causa della loro età avanzata e della solitudine; prendeva degli antidepressivi con un dosaggio minimo ed era capace di intendere e di volere. In aula lunedì 13 marzo ha testimoniato anche il farmacista: l'uomo ha riferito che era la badante ad occuparsi dell'acquisto dei medicinali, non i parenti. Ma questo non basterebbe, secondo l'Avvocato Orrù, per accusare la badante di omessa vigilanza, non solo per la scarsa distanza tra l'abitazione del suo assistito e la farmacia, quanto perché l'88enne era in grado di provvedere alla salvaguardia della propria incolumità.

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