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Culle vuote anche a Rimini, 1142 bambini nati nel 2016. Vicesindaco "servono interventi urgenti"

Attualità Rimini | 12:18 - 07 Marzo 2017 Culle vuote anche a Rimini, 1142 bambini nati nel 2016. Vicesindaco  "servono interventi urgenti"

Crollo delle nascite a livello nazionale, sull'argomento interviene il Vicesindaco di Rimini Gloria Lisi
"I segnali delle ragioni di questa inarrestabile detanalità sono ben evidenti se si guarda alla realtà di tutti i giorni con attenzione" dice il Vicesindaco "una realtà fatta di un’assenza di reddito stabile, di giovani che faticano ad entrare nel mondo del lavoro e che quindi si staccano con maggiore difficoltà e timori dalla famiglia di origine, di coppie che in assenza di una rete famigliare che possa garantire loro un sostegno non hanno le possibilità di sostenere il carico di un figlio, di donne e uomini costretti a fare i salti mortali per conciliare i tempi del lavoro con le necessità dei figli."

Rimini non fa eccezione e i numeri si conformano ai dati nazionali: nel 2016 sono stati 1.142 i bambini nati  94 in meno rispetto all’anno precedente. Una flessione che arriva dopo un triennio di sostanziale ‘tenuta’  e che segna decisamente un solco rispetto non  solo agli anni del baby boom (nel 1964 le nascite sfioravano le duemila unità), ma anche agli anni Ottanta, quando le nuove culle erano ben più numerose (1.610 nel 1984). E su questi numeri, già di per sé indicativi, influisce anche la componente straniera (i figli degli immigrati): se nel 2014  si avvicinava al 18% del totale dei nati/anno, nel 2016 la percentuale è salita al 21%.

"Come Comune di Rimini stiamo provando a mettere in campo svariate azioni – dal sostegno alle famiglie numerose, supporto alla genitorialità e alla maternità, agevolazioni alle giovani coppie, family card, contributi affitto e per le utenze, diritto allo studioiniziative che vanno oltre ai contributi o sgravi di tipo economico. Questo è quanto può fare un ente locale, nella consapevolezza e frustrazione che non basta. Sul fronte del welfare c’è tanto da fare e basta guardare anche a vicine esperienze oltre confine per accorgersi che gli spunti non mancano: noi come amministrazione crediamo fortemente in un welfare di comunità, dove non sia solo l’ente pubblico a farsene carico, ma una sinergia tra pubblico, privato e le diverse componenti della società. A livello nazionale la situazione non è diversa: sono necessari interventi urgenti, strutturali, anche innovativi, per cercare di riempire queste culle sempre più vuote

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