Mercoledý 28 Ottobre15:35:16
Android
 | 
iOs
 | 
Mobile

Correre per 900 km tra i ghiacci, riminese ritenta la sfida. Nessuno è mai riuscito a finire la corsa

Attualità Cattolica | 18:56 - 10 Febbraio 2017 Correre per 900 km tra i ghiacci, riminese ritenta la sfida. Nessuno è mai riuscito a finire la corsa

Il percorso lo ha praticamente stabilito lui, Fabio Pasini da Cattolica. Nel 2014, insieme all’amico Fabio Donati, ha mappato quelle terre instabili di ghiaccio, per poi mettersi alla prova anche nel 2015. The Hardest, la videostoria della sua impresa prodotta da Sky – è stato uno dei documentari più apprezzati su Deejay TV. Pasini è diventato un piccolo punto di riferimento per la comunità delle maratone estremeNessuno è ancora riuscito a finire la corsa. Nessuno. Pasini il 18 febbraio prossimo ci riprova.
 
Dopo aver allestito una cella frigorifera all’Universum Klub, la sua palestra di Cattolica, ed essersi allenato per lungo tempo con bassi regimi di ossigeno per prepararsi a diverse sfide estreme sia in alta che bassa quota, l’ironman di Romagna è ora un caso di studio di diverse realtà, anche internazionali.
Non a caso per questa impresa sarà seguito da un’equipe medica dedicata: la dottoressa Giorgia Raffelli e il suo staff monitoreranno le condizioni dell’ironman sotto lo stress del freddo in condizioni estreme, per la verifica di un protocollo di intervento sviluppato da un comitato etico nazionale: a Fabio verrà infatti fatto un prelievo prima della partenza, a Rovaniemi, e uno a metà percorso, all’altezza di Inari. Inoltre l’ESA da gennaio è al lavoro per realizzare una maglia tecnica particolare per monitorare i parametri di Fabio.
 
“Serve il controllo assoluto di te stesso là fuori. Non esiste alternativa – racconta Fabio, con gli occhi di chi ha veramente visto come è un inferno di ghiaccio –: la Lapland non è un corsa come le altre. La Des Sables, ad esempio, la Maratona delle Sabbie è pesantissima. Ma hai dei checkpoint. Delle tappe. E in queste tappe ti confronti con gli altri corridori: c’è contatto umano, e la cosa ti riscalda e ti fa bene. Qui sarò da solo. Senza nessuno cui appoggiarmi se non me stesso. E lo sforzo sarà tremendo”.
 
In una corsa del genere Fabio consumerà dalle 8mila alle 9mila calorie al giorno: “Non avrò mai l’apporto giusto tale per cui riesca a colmare il consumo – prevede il runner cattolichino –: dovrò puntare a consumare i pasti quando mi fermo e a dosare in quei momenti le forze. Abbiamo preparato delle specifiche barrette multicaloriche da 500 calorie ogni 100 grammi”. Il peso sarà fondamentale: con la slitta a pieno carico, compresa la benzina per il fornelletto e la tenda tattica polare, Fabio punterà a non superare i 50 chili.
 
“Sarà interessante vedere che strategie utilizzeranno gli altri runner – sorride Pasini –: quest’anno siamo addirittura in cinque! Io, uno spagnolo e tre cecoslovacchi, che l’anno scorso provarono ad affrontarla in fat bike: ritirati dopo sei giorni. Io userò degli ci con la sciancatura più grande e gli agganci telemark per quanto riguarda la neve più alta, e invece lavorerò con scarponi con ramponcini per la parte ghiacciata. Ho testato l’allenamento come sempre sulla spiaggia di Cattolica, ma ho anche lavorato molto in Friuli, anche per rimanere in contatto con l’Università”.
 
Fabio Pasini partirà il 16 febbraio. In questo momento sta ultimando la settimana finale di allenamento, poi si prenderà cinque giorni di riposo prima di affrontare, ancora una volta, i ghiacci polari di Rovaniemi. E non ci sarà Babbo Natale ad accoglierlo. E se vedrà gli elfi che si fanno i selfie… beh… ecco, allora potrebbero esserci dei problemi!