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Quasi 300 accessi alla Casa delle Donne di Rimini, Vicesindaco alle scuole "educhiamo le nuove generazioni"

Sociale Rimini | 10:39 - 04 Agosto 2016 Quasi 300 accessi alla Casa delle Donne di Rimini, Vicesindaco alle scuole "educhiamo le nuove generazioni"

Sono state 278 le persone che si sono rivolte alla Casa delle Donne nei primi mesi del 2016. Sono i dati forniti dal Comune di Rimini.

“Gli omicidi di donne commessi in questi giorni per mano dei loro uomini, oltre a lasciarci storditi e addolorati ci obbligano a  consolidare immediatamente i servizi di supporto immediato alle vittime e soprattutto, a impiegare risorse e nuovo impegno nella costruzione di un intervento pedagogico, culturale che coinvolga le scuole del territorio insieme agli enti locali, al centro antiviolenza, ai soggetti preposti alla sicurezza – dichiara il vicesindaco Gloria Lisi – Dobbiamo infatti registrare che questa non è più un'emergenza, e forse non lo è mai stata: nel tempo si è passati dalla minimizzazione all'allarme, ma la nostra società, da sempre, ha portato in sé quella violenza atavica dovuta ad una concezione dei rapporti fondati sulla forza e sul possesso. Potrà non piacere doverlo riconoscere, ma così è ancora. E così non deve rimanere, pena la perdita dell'abc delle relazioni affettive, la scomparsa del rispetto, dell’accettazione delle differenze e dei desideri altrui. Dobbiamo, allora, porre in essere un’azione corale che divenga intervento permanente in una sinergia efficace tra gli attori educativi e sociali”.

“Oggi – sottolinea il vicesindaco - partirà una mia lettera al Dirigente dell'Ufficio Scolastico Territoriale e a tutti gli istituti scolastici, primari e secondari, per poter iniziare un lavoro che aiuti le nuove generazioni a costruire, finalmente, una nuova grammatica dei rapporti affettivi”. 

Di seguito il testo della lettera.

Gent. mi,

da tempo, ormai, ci troviamo di fronte ad un fenomeno, quello della violenza alle donne o comunque connotato da elementi di genere, che sembra crescere ed assumere tratti 'strutturali', quotidiani.

Ci ritroviamo stupiti davanti a comportamenti che riprongono dispositivi antichi di dominio, di possesso; anche impotenti, a volte, innanzi a condotte ed atteggiamenti che pensavamo superati nel nostro paese, pur consapevoli che la sfera dei diritti delle donne è una conquista tutto sommato recente ma che credevamo maggiormente acquisita.

Gli ordinamenti giuridici - europeo (da ultima la Convenzione di Istanbul), nazionale e regionale - definiscono una serie di strumenti in grado di sostenere le donne in modo efficace; il Comune di Rimini e ASL Romagna garantiscono i servizi di supporto alle donne a vari livelli.

Ma oggi sembra essere saltato il minimum delle relazioni interpersonali, e perciò credo che si debba affrontare più decisamente il problema in termini culturali, educativi, di comunicazione con uno sforzo congiunto: educare le giovani generazioni, cioè, a rapporti fondati sul rispetto, sulla accettazione delle differenze, sulla loro valorizzazione, costruendo un nuovo lessico delle relazioni affettive.

Credo sia giunto il momento per sperimentare un'azione sinergica che coinvolga gli enti pubblici preposti all’educazione e alla protezione sociale, valorizzando così il lavoro che ognuno, negli anni, ha posto in essere.