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L'Indiscreto: Rimini, inizia era Grassi, ma l'Eccellenza sta stretta. La priorità deve essere la squadra

Sport Rimini | 14:36 - 03 Agosto 2016 L'Indiscreto: Rimini, inizia era Grassi, ma l'Eccellenza sta stretta. La priorità deve essere la squadra

Il giorno dopo, i turbamenti dell’esperto Giorgio, abbracciano la storia del cognome e l’imbarazzo della cronaca. Chiamarsi Grassi, significa entrare nel futuro della porta del passato, e a questo Rimini, una Rimini così fragile, così  imbelle, così povera sul piano calcistico,  non era francamente abituato. Le varie cordate presentatesi nel dopo De Meis, avevano titillato la frenesia popolare, molla di tutte le piazze e scintilla di molte piazzate. Il nuovo proprietario, in dirittura d’arrivo, prima di toccare il nastro del traguardo, ha guardato inquieto l’oblò della lavatrice, riuscendo a scorgere biancheria troppo sporca, troppo rozza per essere vera. Molti, occorre dirlo, lo hanno inquadrato come una sorta di angelo vendicatore, desideroso di prendersi quel Rimini come se fosse un giocattolo da sbattere a destra e sinistra, facente parte della sua collezione di squadre. Ma  Grassi ha le idee chiare, almeno lui, il problema è che non sono chiare le idee degli altri. Si vive forse, troppo di sentimenti e risentimenti, a Rimini. Fino a che il processo calcistico non avrà spazzato via le ombre di omissioni inquietanti, Grassi sarà sempre ostaggio di una rifondazione e di una revisione. Sono estremi che si toccano e, ad ognuno nel suo ambito, spremono energie, logorano risorse, spaccano illusioni. Benedettini, Amati, De Meis: sotto a chi tocca. Il Rimini delle passate gestioni, era un cantiere aperto da altri, un intrico di ricordi struggenti e travi pericolanti, c’è un indirizzo civico ma non ancora un campanello al quale attaccarsi per chiamare a raccolta i fedeli e trasmetter loro le vibrazioni d’antan, quando il Rimini, nel bene e nel male, era la bilancia su cui salivano tutte le altre, Cesena compresa, per controllare i chili in eccesso e le ambizioni in difetto. Alla ricerca del tempo perduto, perché come non mai questa Eccellenza sta scomoda a tutti: tifosi, giornalisti, simpatizzanti e chicchessia.  La zona play off valevoli per la serie A non abita più qui, la serie B rappresenta un lontano ricordo, la serie C forse un lontano miraggio da toccare nel giro di tre anni, il tempo necessario per vincere al primo colpo, adagiarsi in una nuova categoria chiamata D e cercare al secondo round di vincere il torneo.


La curva in questo caso prende una nette posizione e non ha tutti i torti come  del resto i vari Rimini Club.  Il pensiero e libertà di opinione rappresentano un punto di rispetto per interagire con il resto della comunità, ma anche per entrare, in questo caso, nel progetto Grassi. La ristrutturazione del Neri con adeguamenti all’entrata del teatro di grandi eventi, con la composizione interna di un museo e di uno store in grado di lanciare il brand Rimini è e sarà la prima scommessa da vincere, dato che il marchio è rosso da anni e quell’arco che lo rappresenta pian piano si sta sempre più sgretolando. Cosa possa portare questa idea lo sappiamo, ma cosa possa realmente dare il “nuovo” stadio rimane un mistero, anche perché i tiranti fanno aggio sui contanti ed è qui che la Curva e i tifosi hanno il diritto di incazzarsi (passatemi il termine). Non c’è pace per colui che deve medicare l’albo d’oro. Il processo e il progetto si sgomitano e si graffiano con una tifoseria inferocita da illusioni create e promesse non mantenute non certamente da lui, ma da chi ingenuamente, ha usato un lessico presidenziale, da “minchiate”.


Il nuovo progetto, con l’avvicinamento delle famiglie allo stadio, con l’intrattenimento, con lo spazio riservato alle ditte del territorio per presentarsi al pubblico, con il terzo tempo dettato da una ristorazione efficace e per ultimo con parco giochi destinato ai bambini sintetizza due punti: Vivere l’attesa come da modello Usa, riavvicinando le famiglie/persone al nome Rimini, accostare e invogliare i bambini a fare sport, divertendosi e giocando con la spensieratezza che un adolescente deve avere. E lo sport sapete tutti che da sempre è considerato una vera arma educativa. Però in tutto questo, io personalmente (queste rimangono e sono mie considerazioni personali) da amante del gioco calcio non riesco a sentire dentro di me quell’adrenalina, quell’atmosfera, quel movente che mi fa gridare al gol, che mi porti a tifare la mia squadra, vedo troppo contorno, manca l’essenza, l’aria di calcio, il pallone che rotola, la voglia di vittoria, di alzare la bandiera e d’incoraggiare coloro che dovranno difendere i colori della città. La Prima Squadra sembrerebbe essere un optional, non posso negarlo e quindi cosa dire? Evviva la qualità, abbasso la quantità: non si può che ripartire da questi concetti, così elementari, così trascurati. Non credo che Giorgio Grassi abbia accettato di guidare il Rimini senza patente o senza benzina. Avrebbe commesso un autogol clamoroso, avrebbe consegnato la carriera al vituperio dei posteri. Dalla vastità della crisi, si avverte l’esigenza di un manager forte, rotella cruciale di ogni piano Marshall che si rispetti. Voce dal fondo: “Colui che fa più strada è spesso colui che non sa dove va”. Però , ci sono anche le eccezioni, quelle che ti permettono di volare con palloncini colorati  in grado di spegnersi, per toccare terra e ripartire con due colori, quel bianco e quel rosso che vogliono portarti lontano.