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L'Indiscreto: Rimini Calcio trattato come un oggetto. E c'è chi attendeva la fine per farsi avanti

Sport Rimini | 20:10 - 15 Luglio 2016 L'Indiscreto: Rimini Calcio trattato come un oggetto. E c'è chi attendeva la fine per farsi avanti

Oggi non si parla si sta in silenzio e si abbassa il telone che sa ancora di grigio dopo la tempesta della notte prima e del giorno in corso. Una vagonata di danni nel centro, nel mare aperto e nel mondo del calcio. Che tristezza verrebbe da dire, tutto in un solo giorno, tutto in sole 24 h. In quest’ultimo mese abbiamo respirato aria bresciana, marchigiana e sul finale anche toscana, ma si è persa la direzione giusta, quella di salvaguardare l’oggetto Rimini. Perché oggetto in questo momento, e nessuno si deve offendere, è l’unica definizione che si può dare al Rimini Calcio. Un oggetto sbandierato a destra e sinistra, sulle varie bancarelle italiane o arabe in alcuni casi. Tanto per non farci mancare nulla. Gli altri? La maggior parte tutti a guardare, come del resto era già successo nell’epoca di Bellavista, quando un umile imprenditore,  pur di portare il suo oggetto lontano voleva costruirsi lo stadio da solo, perché Rimini è questo, solo che la differenza è che Bellavista non usava trattare l’oggetto in questione come un qualcosa da scaraventare a destra e sinistra, ma l’oggetto, lo proteggeva, lo curava, e gli dava un’anima, un’anima che si colorava non solo alla domenica ma in tutti i sette giorni della settimana di bianco e di rosso. Poi c’era il cuore, quello che lo portava ad amare, a voler bene alla sua creatura, notate bene, l’oggetto che diventa un’anima viva. La città? Vige il totale menefreghismo. Tutti colpevoli, tutti uniti, tutti insieme in questo, perché se oggi mi trovo a fare questo mestiere per assistere, a livello locale a chi parla di amore per lo sport e  all’importanza dello sport per la nostra città, non può essere assente o presentarsi solo quando si vince. Le decisioni? Distacco o avvicinamento a una società, qualunque essa sia, non si prendono, perché bisogna pensare a trattare l’interesse collettivo che si chiama salvaguardia dei propri tesori. E’ vero quello che dicono oggigiorno i politici locali ed esterni,  ma un bene prezioso non può essere inteso solo un oggetto di cultura ma bensì anche un maledetto pallone che forse, a troppi o ad alcuni stava stretto, strettissimo. L’imprenditoria locale? Niente da dire. La crisi c’è e si sente ma non credo che dovesse venire un imprenditore esterno per prendere un bene appartenente al nostro patrimonio. Magari un imprenditore locale che viaggiasse parallelo all’asse della x con quello della y, non facendo cabaret ma semplicemente parlando chiaro con la città c’era e poteva osare, dopotutto si usa dire che i soldi non si portano nell’aldilà.  Pare che stranamente, qualcuno, si sia fatto avanti  già da fine giugno e che aspettasse il giorno (x), ovvero oggi per presentarsi alla piazza e ripartire dall’Eccellenza. Ben venga ora, se il destino ha voluto ciò, si chiude con il passato, ma la raccomandazione più grande è di non dover assistere ad altri siparietti visti in precedenza con persone che per un giorno da Vip perdono la realtà delle loro tasche e senza fare nomi, in una semplice riga penso di aver toccato gli uomini visti in scena in questa stagione. I giovani? Fateli giocare, insegnateli a calciare un pallone, ad essere rispettosi e a capire l’importanza di vestire quella maglia, non osate farvi avanti solo per interessi personali, perché questo pallone ha già scottato parecchi, quindi come dice quello che fu l’allenatore del Rimini, un certo Arrigo Sacchi, l’umiltà è la base di tutto per grandi traguardi, oggi permettetemi di fare la mia campagna abbonamenti personale che per frase sposa in pieno quella dell’ultima campagna abbonamenti del Rimini, modificando una semplice parola: ”Fuori dalle palle” chi non ama e chi non comprende che nel 2016 anche una squadra di calcio è un patrimonio della città e che lo sport deve essere visto come tale non come prostituzione affaristica.


Daniele Manuelli

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