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Parco Eolico Casteldelci, il fronte del no: 'dibattito pubblico trasformato in spot per la costruzione'

Ambiente Casteldelci | 15:18 - 23 Maggio 2016 Parco Eolico Casteldelci, il fronte del no: 'dibattito pubblico trasformato in spot per la costruzione'

L'associazione Amici Valmarecchia, contraria al parco Eolico Poggio Tre Vescovi, critica l'incontro pubblico avvenuto tre giorni fa in località Balze di Verghereto. Secondo i responsabili, l'incontro è stato organizzato solo in apparenza dal comitato del Sì: in realtà sarebbe stata la società interessata a realizzare il progetto, la Geo Italia, a organizzare "un incontro pubblico passato come un confronto democratico di opinioni, quando di fatto è stato un grande spot per la costruzione dell'impianto". L'associazione Amici Valmarecchia sottolinea che a questo spot hanno preso parte, come amministratori, solo i sindaci di Badia Tedalda e Verghereto. In più nella nota viene allegato un articolo apparso sul Fatto Quotidiano.  




La casa di Rosa e Gerardo può volare. Ha così tante pale ai suoi lati, e sui tetti, che potrebbe schizzare da un momento all’altro sugli Alburni, la catena montuosa che apre le porte del Cilento, e atterrare nella piana del Sele, che si allunga fino ai suoi piedi. Sono i nuovi schiavi del vento. Gerardo ha cinquant’anni e fa il minatore, Rosa lo aspetta a casa. Hanno due figli: Stefano e Giuseppe. “Quando venne l’impresa che costruiva pale e si diresse davanti la nostra abitazione capimmo che qualcosa non andava. Ma ci rassicurarono: signora le pale sono silenziose e non succederà nulla. Ci fidammo, che altro puoi fare? Non abbiamo studiato e tante cose non le sappiamo. Poi questi mostri hanno inziato a girare e la nostra vita se n’è andata”. Il parco eolico cinge la casa, posta nel comune di Sicignano degli Alburni, da ogni lato, e la rende invivibile, inutilizzabile. “Siamo in carcere e vogliamo scappare, chi ci viene a liberare?”, chiede Gerardo. Nessuno, finora nessuno. La storia ha dell’incredibile, perché l’evidenza mostra, ogni ragionevole dubbio, che è impossibile e impensabile lasciar vivere questa famiglia quassù. E la cosa più disumana, più grave ancora è l’abuso che si è fatto della semplicità di queste persone che non hanno forza sociale, legami, soldi da investire. “Abbiamo chiesto al sindaco, ma non ci ha risposto. Abbiamo fatto scrivere dall’avvocato alla società proprietaria del parco (l’Acea) ma nemmeno ci ha risposto. Il rumore è continuo, implacabile, e la vista se ne va perché le pale, roteando, formano continue incessanti zone d’ombra. Al mattino nel salone, poi si sposta sul televisore, poi in cucina”. Un bianco/nero sistematico, con danni fisici all’equilibrio, all’umore, al sonno. Gerardo, Rosa e i loro due figli, Stefano e Giuseppe, sono i nuovi schiavi del vento, gente sepolta nelle sue case, colpita da questi pali d’acciaio che puntano al cielo, intrusi inaspettati. Non esiste scampo e non esiste ragione. Se sei debole patisci. “Io sono minatore e non ho soldi da spendere, però è umiliante quello che mi stanno facendo. Quando chiediamo di controllare il rumore, questo wroon, wroon continuo, fermano le pale. Ma come si fa? Certo che non c’è rumore se non fai girare queste pale, io dico. Ma loro dicono: è tutto a posto”.

Il sud è flagellato da questa intromissione, il paesaggio sporcato dalle continue presenze di questi uccelli d’acciaio. Terra di conquista per le multinazionali che finora hanno fatto soldi con i robusti incentivi che il governo elargiva (facendoli pagare agli italiani nella bolletta elettrica). Cos’è una veduta, uno spuntone di roccia, un orizzonte? Il paesaggio, che pure è tutelato dalla Costituzione, semplicemente non esiste. Sicilia, Calabria, Campania, Puglia e Molise sono state saccheggiate: il vento nelle tasche di chi ha le pale, qualche spicciolo al Comune che le ospita, una elemosina ai contadini che mettono a disposizione il terreno e basta così. Tutto intorno la resa dei disperati. “Vogliamo fuggire da qui, cambiare posto. Permetteteci di andarcene. Solo questo chiediamo”.