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Picchia la moglie per 24 anni, il sindaco di Rimini ribadisce il supporto alle donne

Attualità Rimini | 12:33 - 13 Novembre 2015 Picchia la moglie per 24 anni, il sindaco di Rimini ribadisce il supporto alle donne

Una marito violento, una donna che, secondo i giudici, non denuncia "subito" la condotta del marito. Una sentenza a favore dell'uomo. I fatti sono successi a Genova. Una vicenda che ha spinto il sindaco di Rimini Andrea Gnassi a ribadire il ruolo delle associazioni del comune di Rimini nel supporto alle donne vittime di situazioni di violenza.

Dichiarazione del sindaco di Rimini Andrea Gnassi:

Capita a volte, sfogliando i giornali, di soffermarti su un titolo e di non essere certi di aver letto bene. E’ il caso della notizia pubblicata stamattina da molti quotidiani tra cui La Stampa (http://www.lastampa.it/2015/11/13/italia/cronache/picchia-la-moglie-per-anni-il-giudice-non-c-colpa-09SiyauWj70upTtVi1ZdbI/pagina.html ). “Picchia la moglie per 24 anni. Il giudice: “Non c’è colpa”. E fa ancor di più strabuzzare gli occhi il sottotitolo. “ ‘La donna di fatto ha tollerato la condotta del marito’ ”. In estrema sintesi e massima semplificazione: è accaduto che una donna, per il solo fatto di aver tollerato, sopportato, subito in silenzio le violenze del marito per quasi un quarto di secolo – violenze riconosciute dai giudici del Tribunale di Genova - non abbia diritto ad un pizzico di giustizia. Anzi, da vittima questa donna si è trasformata quasi in rea: la sua colpa è quella di aver aspettato troppo a mettere fine all’incubo, è rimasta troppo in silenzio, dunque – stando all’interpretazione del Tribunale – nei fatti ha assecondato il comportamento del gentil consorte, a cui dunque non verranno addebitate le colpe della separazione. Alla donna non resterà nulla: ricomincerà a cinquant’anni la sua nuova vita con un bagaglio di sofferenze sulle spalle, che nessuno potrà cancellare, un plico di referti del pronto soccorso accumulati negli anni e nemmeno un indennizzo per quanto subito per gran parte della sua vita. Se avesse parlato prima, se avesse deciso prima di mettere fine a quel matrimonio sbagliato, se avesse spezzato prima quella catena, allora sì, forse il marito avrebbe pagato qualcosa per la sua condotta. La legge, in questo caso, magari non prende in considerazione la pressione sociale che alimenta ‘il senso del dovere’ di una donna che ha provato magari a tenere in piedi la famiglia a tutti i costi; magari la paura di lasciare comunque quello che rappresentava una sicurezza; magari non tiene conto delle difficoltà psicologiche di chi deve ammettere di essersi sbagliata legando la sua vita a quella di un uomo non all’altezza. Troppi ‘magari’ a rivelarci ancora una volta l’insopportabile condizione cui ancor oggi sono costrette le donne. Oltre ad evidenziare come talvolta la legge, pur rispettata, rischi pericolosamente di perdere il cuore del problema. Resta l’amarezza, lo stupore, anche la rabbia. E restano l’urgenza italiana di dare alle vittime di violenza tutto il supporto necessario per trovare la forza di denunciare immediatamente ogni abuso. Quest’estate l’Amministrazione e l’associazione “Rompi il silenzio” hanno avviato due nuovi sportelli che offrono nuovi servizi gratuiti a supporto delle donne  che trovano questo coraggio, fornendo consulenza psicologica e consulenza legale, accompagnando quindi tutti i passaggi del difficile percorso di uscita dalla violenza di genere. C’è una rete, composta dai vari soggetti del territorio (associazioni, Ausl, istituzioni, forze dell’ordine), che può aiutare le vittime di violenza a riprendersi la propria vita e a ottenere giustizia, prima che sia troppo tardi”.  

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