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Shoah, partono le attività di "educazione alla Memoria", Rimini da 52 anni attiva nei progetti

Cultura Rimini | 10:27 - 28 Ottobre 2015 Shoah, partono le attività di "educazione alla Memoria", Rimini da 52 anni attiva nei progetti

E’ “Quel che resta di un uomo” il titolo scelto per l’attività di educazione alla Memoria 2015-2016 che prosegue la riflessione sul tema dell’umano, interrogandosi su quello che resta di un uomo durante l’esperienza estrema dei lager nazisti e della Shoah.

Fulcro dell’Attività di Educazione alla Memoria è il seminario di formazione proposto agli studenti di quinta superiore di tutte le scuole di Rimini dal titolo “Quel che resta di un uomo. Vivere, sopravvivere, resistere e morire sotto la dittatura nazionalsocialista (1933-1945)” e che si prefigge l’obiettivo di approfondire e discutere il tema dell’umano e del disumano sotto la dittatura nazista di Adolf Hitler e dei suoi collaboratori. Primo appuntamento del seminario sarà giovedì 29 ottobre, alla Sala del Giudizio del Museo della Città, con l’incontro “Si fa presto a dire lager… Per una memoria più rigorosa (e quindi più esigente)” condotto dallo storico Francesco Maria Feltri, docente di lettere e storia.

L’attività di Educazione alla Memoria di Rimini, curata da Laura Fontana, da 52 anni vede il Comune di Rimini impegnato nella difesa e la trasmissione della memoria storica alle giovani generazioni. Un impegno riconosciuto a livello nazionale e internazionale e che ogni anno coinvolge complessivamente  circa oltre mille alunni e studenti delle scuole riminesi, di cui duecento dell’ultimo anno dei Licei e Istituti tecnici e professionali, impegnati per un intero anno scolastico nel seminario di formazione. “Siamo abituati a parlare di Shoah, deportazione e campi di sterminio, solo in occasione del Giorno della Memoria – sottolinea la responsabile Laura Fontana – spesso dimenticando che l’attività di promozione della Memoria non si limita ad una commemorazione il 27 gennaio, ma è un lavoro impegnativo che inizia dalle prime settimane di scuola e ha la sua conclusione con i viaggi studio nei luoghi simbolo di quelle tragiche vicende, i campi di concentramento e di sterminio. Anche quest’anno il Comune ha deciso di concentrare impegno e risorse sull’attività rivolta alle scuole, consapevoli che sono le giovani generazioni quelle che più di altro necessitano delle informazioni e degli strumenti per leggere la storia in maniera consapevole e farsi un’idea autonoma e senza pregiudizi di quanto accaduto oltre 70 anni fa. Il  principio che regge da oltre mezzo secolo l’attività di educazione alla memoria del Comune infatti è quello di stimolare i giovani a interpretare la storia e ad avere dei giudizi, sviluppando una responsabilità individuale da esercitare nel presente, dove il tema dell’odio, del razzismo, della discriminazione è all’ordine del giorno. Tutto ciò rimanendo rigorosamente ancorati alla narrazione storica del nazismo”.

L’esperienza dei campi di concentramento è il tema che il seminario di formazione rivolto agli studenti ambisce ad approfondire, sollevando interrogativi centrali per un’indagine sull’uomo: in circostanze così tremendamente estreme come quelle che resero possibile un luogo come Auschwitz, come risponde l’uomo ai propri dilemmi morali e al peso della sopraffazione? Cosa implica per la vittima dei lager la scelta di provare a rimanere umano in un mondo disumano? Per un prigioniero, privato di tutto a partire dal nome, significava spesso dover scendere a compromessi con la propria dignità, talvolta invece preservando con grande sacrificio quel barlume di decenza e di moralità in grado di tracciare un confine con la barbarie indotta dai propri carnefici. Il giovanissimo Elie Wiesel, deportato nel 1944 come ebreo insieme alla sua famiglia ad Auschwitz e poi a Buchenwald, racconta nel suo libro-testimonianza più celebre, “La notte”, che un giorno desiderò la morte dell’amato padre, ormai moribondo, per potergli rubare l’ultimo tozzo di pane. Nel momento stesso in cui Elie Wiesel formulò questo pensiero, provò vergogna, chiedendosi fino a che punto il lager lo avesse degradato. Interrogarsi “sull’umano” però implica indagare il comportamento dei carnefici, la cui ‘routine lavorativa’ consisteva nell’annientare psicologicamente e fisicamente i prigionieri, la cui vita non aveva alcun valore. La maggioranza dei carnefici furono uomini e donne comuni, spesso cristiani o religiosi, con un’istruzione superiore, individui come tanti che agirono perché compiere il male rappresentava ai loro occhi un dovere nobile e necessario, non un crimine.

“Ma interrogare l’umano, oggi – è il commento di Gloria Lisi, Vicesindaco con delega ai servizi educativi del Comune di Rimini – significa interpretare l’attualità, alla luce di ciò che ci ha insegnato la storia. Significa, ad esempio, capire il dramma delle famiglie di profughi che scappano da un inferno in terra per trovare una possibilità da noi. Significa andare in profondità nelle singole storie umane, ai loro drammi, non fermarsi agli stereotipi e ai pregiudizi. Anche per questo è necessario mantenere viva la memoria, per nutrirla e applicarla nel quotidiano. È quello che fanno tutti gli studenti che partecipano a questi percorsi, non solo coloro che poi visitano i luoghi della memoria”.

Il seminario sarà composto da 6 lezioni e sarà affiancato da due percorsi di approfondimento a scelta per i ragazzi che utilizzeranno modalità e linguaggi diversi, ovvero laboratori di cinema, teatro, letteratura, storia.

Al termine del percorso di formazione, una cinquantina di studenti potranno partecipare al viaggio studio in Austria, con visite guidate al campo di concentramento di Mauthausen, al Memoriale di Gusen e al castello di Hartheim che fu una delle sedi della cosiddetta Aktion T4, l’assassinio dei disabili. Dal 1964 ad oggi sono più di duemila i ragazzi delle scuole di Rimini che hanno avuto l'opportunità di approfondire la conoscenza storica della deportazione e della Shoah visitando un campo di concentramento o di sterminio o un luogo della memoria; si ricorda infatti che Rimini è stata la prima città italiana a promuovere e finanziare viaggi studio ai lager nazisti per i giovani.

Non mancano inoltre progetti ad hoc per le scuole secondarie di primo e secondo grado, come “Shemà-Ascolta - Per voce: canto e narrazione di canti ebraici dall’antichità ad oggi, laboratorio a cura di Delilah Gutman, oltre ad un percorso teatrale dedicato al tema della memoria e trasversale alla stagione del Teatro Novelli e degli Atti, dallo spettacolo Magazzino 18 di Simone Cristicchi dedicato agli esuli istriani, a Moni Ovadia con “Senza confini / Ebrei e zingari”, fino allo spettacolo Tante facce nella memoria a cura di Mia Benedetta e Francesca Comencini. L’elenco completo delle attività è consultabile al link