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Associazioni ambientaliste di Rimini dicono No alla discarica di San Leo: 'rischio disastro ambientale'

Ambiente San Leo | 10:48 - 19 Maggio 2015 Associazioni ambientaliste di Rimini dicono No alla discarica di San Leo: 'rischio disastro ambientale'

Le 24 associazioni ambientaliste di Rimini dicono "no" alla discarica di San Leo. In una nota congiunta le associazioni informano di aver depositato le "osservazioni" alla Valutazione di Impatto Ambientale. Secondo quanto riportato, il profilo idrogeomorfologico presenta un terreno molto poroso e facile alle infiltrazioni e alle frane e quindi c'è il rischio di un possibile inquinamento dei torrenti nelle vicinanze. Un'area industriale deturperebbe il paesaggio e procurerebbe un impatto serio su flora e fauna, il movimento dei mezzi pesanti avrebbe conseguenze serie sul traffico di Valle. In conclusione le associazioni puntano il dito contro la mancanza di conformità in materia di legislazione urbanistica e territoriale.

Di seguito la nota stampa

Le Associazioni Ambientaliste della Provincia di Rimini rendono nota, con il presente comunicato, la propria radicale opposizione  al " Progetto di un impianto di trattamento e recupero di rifiuti inerti e di una discarica di rifiuti inerti e di rifiuti speciali non pericolosi in località "Pian della Selva"- comune di San Leo (RN)", Società  CABE S.R.L.
A tale scopo, per contrastare il progetto di discarica, sono state depositate nei giorni scorsi presso i competenti Uffici della Provincia di Rimini specifiche "Osservazioni" alla VIA (Valutazione Impatto Ambientale), riguardanti i seguenti punti:
1) Profilo idrogeomorfologico. La cartografia già esistente ed in particolare quella più aggiornata, prodotta nel quadro di un recentissimo studio condotto dal Geologo Prof. Renzo Valloni dell'Università di Parma, mostrano come, sotto il profilo idrogeomorfologico, la natura del suolo sia caratterizzata da estesa porosità, con acque in facile "entrata" ed "uscita", e da fenomeni di intensa fratturazione delle rocce costituenti il versante Pian della Selva. Ne derivano abbondanti circolazioni di acque sotterranee, numerosi affioramenti, diffusi movimenti franosi ed una sostanziale instabilità del suolo, con conseguente esposizione al rischio di percolato di inquinanti sul torrente Mazzocco, affluente del Marecchia. Tuttto ciò rende il sito assolutamente non idoneo ad ospitare una discarica e pericoloso per i rischi di inquinamento delle falde idriche.
 2) Il paesaggio risulterebbe fortemente deturpato dall'intrusione di un'estesa area industriale, attrezzata con voluminosi macchinari, in un panorama di verde collinare facente parte di un territorio (la Valmarecchia ) la cui vocazione storica, culturale, ambientale e paesaggistica ha da tempo fatto proprio un modello di sviluppo sostenibile, incompatibile con scelte di questo tipo.
Infine, su questo spicchio di terra che lentamente va rimarginando la ferita arrecatagli dalla cava di estrazione mineraria, si affacciano quelli che ormai tutti conosciamo come i "Balconi di Piero della Francesca". La percezione del paesaggio risulterebbe sfigurata dalla realizzazione di una discarica.
3) Il movimento di mezzi pesanti, in entrata ed in uscita, valutabile in circa  25/26.000 viaggi all'anno, avrebbe conseguenze assai gravi sul traffico di Valle, in particolare sulla SP 22 (Leontina), ma anche sulla  SP 258 (Marecchiese) e sulla SP14 (Santarcangiolese ) , già ora ai limiti della sostenibilità. Ne risulterebbe penalizzato tutto il settore che gravita attorno al turismo, attirato da un paesaggio e da un ambiente puliti, di assoluta bellezza, custodi della biodiversità, e da emergenze architettonico-paesaggistiche uniche, per valenza artistica, storica e culturale. Ma a ciò si aggiungerebbe l'incidenza negativa sulla qualità dell'aria, e quindi sulla salute, dovuta alle emissioni dei gas di scarico dei mezzi in movimento, per non parlare del pesante disturbo recato ala vita quotidiana dei residenti nei centri  situati lungo l' attuale viabilità, da Pietracuta al mare.
4) Impatto su flora e  fauna. Le stesse previsioni contenute nel progetto della CABE riconoscono che sarebbe pesantissimo. Non solo a causa della rimozione di tutta la vegetazione esistente per consentire la istallazione dei nuovi impianti, ma soprattuttto per la forzata migrazione, quando non distruzione di gran parte della fauna, dovuta all'impatto diretto e letale con i mezzi in movimento, anche fuori dal perimetro della discarica, oltre che all'impatto con le stesse strutture in esercizio. Particolarmente a rischio si verrebbero a trovare i corridoi ecologici che conducono la fauna dalle aree boscate al sottostante torrente Mazzocco. Come se non bastasse, nella V.I.A. si dichiara espressamente di non aver effettuato e prodotto alcuna azione di monitoraggio sulle specie che insistono o transitano sull'areale, in quanto ritenuta "troppo onerosa".
Al contrario, le Associazioni hanno documentato la presenza di esemplari protetti dalla vigente legislazione europea, fra cui rapaci ed anfibi, alcuni dei quali a rischio di estinzione.
5) Mancanza di conformità in materia di legislazione urbanistica e territoriale.
In particolare, il D.Lgsl n. 36/2003  all'Art. 1. stabilisce quali debbano esere i criteri per la corretta gestione dei rifiuti, al fine di tutelare il pubblico interesse ed assicurare un'elevata protezione dell'ambiente:                                           
"I rifiuti devono essere recuperati o smaltiti a)senza determinare rischi per l'acqua, l'aria, il suolo, nonche' per la fauna e la flora;b) senza causare inconvenienti da rumori o odori;c) senza danneggiare il paesaggio e i siti di particolare interesse, tutelati in base alla normativa vigente".
Inoltre, all'Art. 197, Allegato 1, Criteri costruttivi e gestionali degli impianti di discarica, si stabilisce che: "Le discariche non devono essere normalmente localizzate: in aree dove i processi geologici superficiali quali l'erosione accelerata, le frane, l'instabilita' dei pendii, le migrazioni degli alvei fluviali potrebbero compromettere l'integrita' della discarica". Criteri, questi, ai quali si ispirano sia il PTCP, sia il PTPR, sia il recentissimo PRGR, e tuttavia ignorati dal progetto CABE.