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Video: false patenti bulgare convertite in italiane, falsari aiutati da una falla burocratica

Cronaca Rimini | 13:27 - 16 Aprile 2015

Dodici persone indagate, tutte originarie della Bulgaria, 24 patenti sequestrate, nove perquisizioni operate a Cesena, Forlì, Ravenna e Siena. Brillante operazione condotta dalla Polizia Stradale di Rimini, che ha scoperto un'organizzazione dedita alla conversione in patenti italiane di false patenti di guida bulgare. Gli indagati si erano rivolti anche a due agenzie di pratiche automobilistiche riminesi, sulle quali sono in corso gli accertamenti. Tra gli indagati due persone che svolgevano l'incarico di autisti presso ditte di autotrasporto, con grave pericolo per la circolazione stradale. I risultati delle indagini della Stradale hanno attestato ancora una volta la crescita del fenomeno dei falsi documenti di guida in circolazione. In questo caso, gli investigatori sono rimasti stupiti dalla qualità dei documenti falsi sequestrati, che potevano anche ingannare personale esperto impegnato in un normale controllo su strada. 


Tra le accuse, oltre a quella di ricettazione, falsità materiale commessa dal privato in certificato o autorizzazione amministrativa, false dichiarazioni, c'è anche appunto quella di induzione in errore di pubblico ufficiale per il rilascio di autorizzazioni amministrative. Il meccanismo utilizzato è risultato particolarmente ingegnoso: con la patente falsa bulgara l'interessato chiedeva il riconoscimento, ottenendo il relativo tagliandino da apporre sulla patente; inoltre ne otteneva una italiana "virtuale", creata nel sistema informatico della motorizzazione senza essere rilasciata. Dopo un paio di mesi il titolare denunciava il falso smarrimento della patente di guida bulgara (e del relativo tagliandino affisso sopra). A quel punto era possibile ottenere il duplicato della patente italiana virtuale, senza alcun accertamento presso le autorità estere prescritto alla motorizzazione civile, a causa di un "vulnus" del sistema burocratico italiano. In questo modo scattava la fase B del piano: con la nuova patente regolare (il duplicato), senza traccia che fosse stata conseguita tramite un documento falso (quello bulgaro), l'autista truffaldino si recava in Bulgaria, ottenendo facilmente una carta di qualificazione del conducente, per il quale è sufficiente mostrare patente italiana. Infine la fase C: attraverso le agenzie di pratiche si richiedeva alla motorizzazione una nuova patente di guida italiana, aggiungendovi la carta di qualificazione del conducente. Requisito per ottenere l'abilitazione ad esempio per guidare mezzi di trasporto persone. 


Considerata la qualità delle patenti false, poi accertata con precisi esami in collaborazione con le autorità di Polizia bulgare, la Polstrada è riuscita ad avviare le indagini basandosi su due elementi. In primis il fatto sospetto che tanti cittadini residenti fuori Provincia (in particolare nel forlivese e nel cesenate) agissero tramite agenzie riminesi. In secondo luogo a tradire i falsari proprio le denunce di smarrimento delle patenti bulgare, che presentavano elementi definiti "ingannevoli" dagli investigatori. 

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