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Uno Bianca, processo ad armiere. Testimonia Eva Mikula: ho i miei peccati, ma non colpe

Attualità Rimini | 17:31 - 29 Ottobre 2013 Uno Bianca, processo ad armiere. Testimonia Eva Mikula: ho i miei peccati, ma non colpe

"Ho i miei peccati, ma non ho colpe". Così Eva Edit Mikula, a chi a Rimini, uscendo dal tribunale, le ha chiesto se avesse provato rimorsi rivedendo i parenti delle vittime della banda della Uno Bianca. La donna, oggi 38enne, ha atteso in una stanza della polizia giudiziaria che finisse l'audizione di Roberto Savi, chiamato come lei a testimoniare questa mattina davanti al collegio del tribunale riminese nel processo a carico di Tamas Somogyi, l'ungherese considerato l'armiere della Uno Bianca. Eva Mikula, Roberto Savi e il giornalista Rai Stefano Tura sono stati chiamati oggi come testi dal pubblico ministero, Paolo Gengarelli, che nella scorsa udienza aveva riportato in aula, sempre come testimone, Fabio Savi, il 'lungo' della banda di poliziotti che dal 1987 al 1994, terrorizzò Emilia-Romagna e Marche, uccidendo 24 persone e ferendone 102. Presenti in aula, tra il pubblico, alcuni parenti delle vittime e rappresentati dell'associazione delle vittime della Uno Bianca, tra cui la presidentessa Rosanna Zecchi, vedova di Primo Zecchi ucciso nel 1990. Il processo bis all'ungherese già condannato per traffico di armi è ripartito da zero in seguito all'annullamento della condanna da parte della Cassazione, arrivato dopo il ricorso a Strasburgo presentato dal legale di Somogyi, Massimiliano Scaringella.