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Il gruppo EveryOne: Rimini è una città xenofoba ?

Attualità Rimini | 14:30 - 03 Settembre 2013 Il gruppo EveryOne: Rimini è una città xenofoba ?

Nei giorni scorsi, un turista ha scritto alla nostra redazione descrivendo efficacemente lo stato di degrado in cui versa il lungomare di Rimini, individuando nella componente "straniera" la causa principale di questa situazione. Una lettera di "denuncia" che ha guadagnato il consenso di molti lettori di altarimini, cittadini riminesi esasperati. 


Il gruppo EveryOne affronta la questione da un punto di vista differente. A detta di Roberto Malini, scrittore e co-presidente dell'organizzazione internazionale per i diritti umani, Rimini rischia di diventare una città xenofoba. La conclusione al termine di un'approfondita indagine di quella che viene definita "la città più popolosa della Riviera, una splendida città d'arte, che non ha mai rinnegato una marcata propensione ad accogliere e integrare le diverse culture". Integrazione e accoglimento di culture diverse: ma oggi, secondo Malini, "Rimini ha un timore irrazionale verso i migranti, i rom, gli stranieri indigenti". Malini descrive una città ben poco accogliente nei confronti del "diverso". Gli artisti di strada, "per la maggior parte stranieri e poveri, subiscono continui controlli da parte delle autorità e vengono allontanati, privando la cittadinanza e i turisti delle espressioni più libere della creatività e del talento dei popoli". Non è l'unico esempio. Malini racconta di una giovane madre di etnia rom insultata in mezzo alla strada; di un giovane di origine africana, steso a terra tra i tavolini di un locale, ignorato dalla gente, senza che nessuno si fermasse per chiedergli se avesse bisogno d'aiuto. A testimonianza di una pericolosa deriva xenofoba, alcuni souvenir venduti nelle bancarelle e nei negozietti: riproduzioni di armi ad aria compressa, le oramai famigerate bottiglie di vino con le immagini di Benito Mussolini e Adolf Hitler.


Il reportage si chiude con un ultimo atto d'accusa: "Chiudersi ai diritti umani è pericoloso e l'intolleranza è come un virus. Se non la si combatte in tempo,si diffonde dappertutto, accompagnata da un'altra malattia sociale, l'indifferenza", scrive Malini. "Desideriamo vedere risorgere la città di Rimini e tornare accogliente non solo verso i turisti stranieri che portano denaro, ma verso tutti gli esseri umani, come era sua tradizione".


Parole forti, quello dello scrittore Malini. Ciò che scrive non è naturalmente un'accusa agli uomini di legge che si fanno in "quattro", considerati anche i famigerati tagli statali, per garantire la sicurezza di tutti; nè una giustificazione per atti contrari alla legge posti in essere da migranti, rom e stranieri. "Rimini non mi accoglie, allora io delinquo": non è ovviamente questo il punto della questione sollevata da Malini. Quello che ci preme - per questo abbiamo riportato il suo racconto - è stimolare una riflessione. Da parte di uomini che ricoprono ruoli istituzionali, ma anche di semplici cittadini. La mancata percezione di sicurezza inevitabilmente spinge l'uomo a chiudersi, in particolar modo verso chi è "diverso" e "straniero". Non c'è davvero modo di coniugare sicurezza con integrazione e accoglienza ? Quante responsabilità ha la politica in questo ? E la componente "straniera", quanto desidera integrarsi nel nuovo contesto sociale ?

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I vostri Commenti

tiz - 03 settembre 2013 - 19:48 - Leggi Tutto

Eccolo la, pronti a urlare razzisti, xenofofobi, ecc. ecc.. accostare immagini del passato remoto ad artisti di strada la trovo una vera scemenza.

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