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Rimini. Aumenta il 'rischio evasione', siamo al 70esimo posto

Attualità Rimini | 10:33 - 19 Agosto 2013 Rimini. Aumenta il 'rischio evasione', siamo al 70esimo posto

Sull’edizione odierna del ‘Il Sole 24 Ore’ è riportata la graduatoria del cosiddetto ‘rischio evasione’ nel territori italiani, vale a dire il differenziale tra livello di benessere (misurato prendendo in considerazione sette indicatori: consumi alimentari, di energia elettrica a fini domestici e di carburanti; numero di auto di grossa cilindrata, di auto circolanti e di abitazioni di pregio; variazione dei depositi bancari tra 2008 e 2011) e il reddito disponibile delle famiglie. Rispetto all’analoga classifica del 2012, il territorio riminese compie un sensibile salto all’indietro, passando dal 59° al 70° posto, nettamente ultima area in regione per divario tra benessere e reddito dichiarato.

Dichiarazione del Presidente della Provincia di Rimini, Stefano Vitali:

Il commento di questi dati, indubbiamente molto negativi per il nostro territorio, non può prescindere da un’avvertenza per così dire tecnica: l’incremento statistico del rischio potenziale di evasione fiscale può anche essere spiegato con la crisi che tra 2010 e 2011 ha aggredito nel suo complesso il distretto economico riminese, determinando una contrazione del reddito disponibile e il conseguente ricorso ai risparmi o all’indebitamento per continuare a garantire i consumi. Questo però non toglie che l’ultimo posto in solitudine della provincia di Rimini nel panorama emiliano romagnolo (e tra le ultimissime dell’intero Nord e Centro Nord) conferma il dato dello scorso anno e quello del 2006; dunque si fa fatica a non considerarlo strutturale rispetto alle dinamiche socioeconomiche dell’area riminese.

Queste indagini sono campanelli d’allarme che via via aumentano d’intensità: cresce la distanza tra Rimini e il resto della regione (virtuosa, visto che piazza 4 province tra le prime 10 della graduatoria 2013) e siamo lontani da altre aree dell’Italia settentrionale dall’economia più o meno omogenea. Non solo, paradossalmente la gravissima crisi economica- il cui contrasto sarebbe in gran parte delegato a un riequilibrio della giustizia fiscale- pare averci spinto ancor di più verso quella terra grigia che si chiama sommerso. Quasi che non ci fidassimo, quasi che fossimo diffidenti verso la fuoriuscita da un modello in ogni caso oggi insostenibile per la sua evidente sperequazione che porta a difficoltà superiori negli investimenti, nel modernizzare e nell’infrastrutturare il territorio. A Rimini l’evasione fiscale è un ‘non argomento’: non se ne parla se non a fiammate, non entra nelle agende, è relativizzato, viene contrapposto agli sprechi e ai ritardi della pubblica amministrazione (quasi che i due mali debbano elidersi tra loro e non semmai entrambi da estirpare alla radice), giustificato tanto più quando c’è la crisi ‘e allora la lotta all’evasione andava fatta prima e non adesso che siamo tutti in ginocchio’. C’è sempre un prima e un dopo e mai un adesso, ogni strumento normativo o amministrativo messo in campo per rispondere al problema diventa oggetto immediato di polemica e quindi puntuale come un orologio svizzero torna a calare il silenzio.

Qui non si tratta solo della figura (meglio, figuraccia) che il territorio riminese continua a fare in questa o altre ricerche. Si tratta del rifiuto a riconoscersi nei doveri morali che fondano la coesione sociale, si tratta della resa all’impossibilità di essere diversi da quello che siamo stati sino a ieri, cercando di emendare i nostri errori per diventare ancora migliori. Non voglio ancora credere che Rimini si sia arresa a una condizione che in realtà non è un destino ineluttabile. Segnali di un diverso approccio e di una sensibilità più attenta negli ultimi tempi se ne sono colti: ma non bastano. E il contrasto non può essere affidato a soli strumenti ‘repressivi’, che comunque sarebbero più efficaci se passassero dalla sfera centrale a quella locale. Occorre, non mi stancherò mai di dirlo, una presa di coscienza più ampia di quella che può offrire una sanzione. Ma questa nuova ‘maglia nera’ non è un bel risveglio”.