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Video: FacciAMOci spazio, campagna per il riuso di aree dismesse a Rimini

Attualità Rimini | 16:34 - 08 Agosto 2013

FacciAMOci spazio, la campagna cittadina lanciata dagli attivisti e attiviste del Lab.Paz Project, continua: questa mattina si sono riuniti sotto al Municipio di Rimini per una conferenza. Il leitmotiv che anima il progetto è quello di rivendicare l'utilizzo di luoghi abbandonati, sottrarli al degrado e restituirli alla collettività affinchè possano divenire importanti strumenti per costruire un'alternativa reale all'attuale modello di società. Nelle ultime settimane la cronaca si è spesso occupata di episodi, anche tragici, che riportano alla necessità di riqualificare spazi lasciati all'incuria e abbandonati, attraverso progettualità sociali e culturali che nascano dal basso. Episodi come quello di Bari relativo al bambino di dieci anni che ha perso la vita giocando all'interno di uno di questi, o quelli più vicini territorialmente come quello dell'ex pastificio Ghigi di Morciano, del capannone di via Italo Flori, o i fatti accaduti all'ex macello sono lì a ricordarlo. L'appello, cui hanno aderito già nomi importanti del mondo artistico, culturale e di promozione sociale riminese, vuole sollecitare l'amministrazione comunale rispetto all'assegnazione di uno spazio come riconoscimento del valore rappresentato dall'esperienza ormai decennale del Lab.PazProject.

Di seguito la nota del collettivo:

Sono ormai dieci anni che il collettivo Lab. Paz Project costruisce ogni giorno percorsi che guardano alla rivendicazione di diritti e dignità per tutti, reclamando il riutilizzo di spazi abbandonati per scopi sociali e aggregativi. 

Una progettualità che è continuata negli anni in modo autonomo ed indipendente attraverso innumerevoli progetti: con gli sportelli informativi rivolti ai lavoratori e alle lavoratrici stagionali e alla cittadinanza migrante; con l'organizzazione di incontri ed eventi pubblici per la promozione di una cultura libera ed indipendente; nei percorsi che guardano alla salvaguardia dell'ambiente e dei cittadini che abitano quei territori; nella creazione di servizi di welfare dal basso; nel riprendersi spazi di libertà e socialità altra, fruibili dalla cittadinanza, riempendoli di contenuti, relazioni e passioni; nella battaglia per uno sport che sia accessibile a tutti, popolare e sano. 

Numerosi sono in città gli spazi che versano in uno stato di abbandono ed incuria. Alcuni sono spazi pubblici, beni appartenenti all'intera cittadinanza, altri privati, come ex fabbriche o ex aree produttive attraversate dalla crisi, tutti tristemente accomunati dall'inutilizzo, che si perpetua in alcuni casi da tantissimo tempo. Luoghi lasciati a se stessi, privati di ogni funzionalità e progetto, che potrebbero tornare a vivere, anche dal punto di vista produttivo, se fossero restituiti all'intera collettività mediante progettualità sociali e culturali non solo di aggregazione/relazione ma anche di servizi a bassa soglia.

L'importanza di avere dei laboratori sociali territoriali in cui provare a costruire un'alternativa concreta e reale, attraverso gli strumenti della cooperazione dal basso, della creazione di reti e network indipendenti, della fusione e dello scambio di competenze e professionalità, capaci di promuovere pratiche virtuose di autogoverno e partecipazione attiva, si configurerà sempre più come un elemento indispensabile per sottrarci ad un futuro incerto e dalle passioni tristi.

Rimini, negli ultimi anni, ha cercato di tracciare nuovi percorsi, di darsi un respiro europeo e globale sotto profili e aspetti differenti. Ancora altri passi ed innovazioni devono essere prodotte. 

Uno potrebbe essere quello di riconoscere, finalmente dopo tanto tempo, il valore aggiunto di una realtà politica e sociale radicata in città, come il Lab.Paz Project, che ha sempre messo al primo posto l'amore per la sua comunità e la tensione a migliorare la città in cui vive. 

L'assegnazione di uno spazio fisico al Paz crediamo sia uno di questi passi. 

Gli spazi autogestiti sono una realtà, de facto, nella maggior parte delle città italiane ed europee. Rimini può davvero permettersi di rimanere indietro su questo nodo e rimanere un'anomalia rispetto ad altri territori, consegnando un'esperienza così importante alla retorica della legalità e nella morsa della repressione? Noi crediamo di no e chiediamo pertanto che sia fatto il possibile per aprire finalmente un percorso di riconoscimento di questa importante esperienza territoriale.

Rimini,

Roberto Paci Dalò - Cartografo (Member of the British Cartographic Society)

Leonardo Montecchi – Psichiatra, direttore scuola Bleger

Federico Chicchi – Docente Universitario 

Mauro Bulgarelli - Chief Executive Officer Marano Solar srl

Massimo Spaggiari – Presidente Arci Rimini

Giovanni Ceccarelli – Coordinatore Casa della Pace/Istituto Scienze dell'Uomo

Maria Cristina Gattei – Presidente Volontarimini

Alfio Fiori – Direttore Cooperativa sociale Cento Fiori 

Lucia Chiavari – Direttore artistico Velvet

Maura Chiulli – Responsabile nazionale cultura Arci Gay

Sara Paci – Comitato Riqualificare non Costruire 

Massimo Roccaforte - Editore

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I vostri Commenti

paolo1 - 09 agosto 2013 - 13:36 - Leggi Tutto

se fanno come hanno sempre fatto..cioè distrutto-...è meglio lasciare le aree dismesse

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