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Rimini: Moby Cult ospita Giovanni Fasanella

Cultura Rimini | 11:54 - 02 Agosto 2013 Rimini: Moby Cult ospita Giovanni Fasanella

A inaugurare MobyCult a Rimini sabato 3 agosto sarà una ‘new entry’ della rassegna, Giovanni Fasanella. Il giornalista, sceneggiatore e documentarista, in dialogo con Pietro Caruso, presenterà il suo ultimo libro: “Una lunga trattativa. Stato-mafia. Dall'Italia unita alla Seconda Repubblica. La verità che la magistratura non può accertare", appena uscito da Chiarelettere. 

Giovanni Fasanella è autore di molti libri d’inchiesta sulla “storia invisibile” italiana, e in questo saggio, come spiega nell’introduzione, ricostruisce la «cosiddetta “trattativa Stato-mafia” che avrebbe avuto luogo tra il 1992 e il 1993, nel traumatico passaggio dalla Prima alla Seconda repubblica, quando le istituzioni sarebbero scese a patti con le cosche contendo benefici ai boss per indurli ad abbandonare la strategia stragista. Da allora – continua - ciò che accadde in quella fase tra le più tragiche della nostra storia è argomento al centro dell'attenzione pubblica. (...) Ma non si è mai riusciti a venirne a capo. Si trattò davvero? E chi trattò per chi?»

L’idea del libro nasce all’indomani della decisione della magistratura siciliana di chiedere la revisione dei processi per l’assassinio del giudice Paolo Borsellino, perché le sentenze si basavano su un clamoroso depistaggio. Ma man mano che l’autore procede nel suo lavoro di ricostruzione giornalistica «basata su testimonianze raccolte dall'autore in vari periodi della sua attività e poi incrociate con informazioni provenienti da fonti archivistiche, bibliografiche e giudiziarie» continuano a succedere cose «che confermano quanto sia difficile districare sul piano giudiziario una matassa così complessa e sensibile com'è il rapporto Stato-mafia», come il recente “caso Napolitano”. 

Non basta la verità giudiziaria, e non a caso la dedica al libro è una frase dell’ex Procuratore Antimafia Pietro Grasso che recita: «Ci potrebbero essere ancora tante cose gravi da scoprire. E la cosa peggiore, per un magistrato, è intuire e non poter dimostrare, perché la verità giudiziaria non coincide con quella storica.» 

Perché, come ci fa scoprire poco a poco Giovanni Fasanella, dell’intreccio Stato-mafia vediamo solo «la punta di un iceberg, la cui parte sommersa si dilata negli abissi della storia italiana. È un rapporto antico, quasi una tara genetica. Perché nasce e cresce con la stessa Italia. Si intreccia costantemente con le sue vicende politiche interne e con le dinamiche geopolitiche internazionali. Sin dal Risorgimento, entra con tutto il suo peso nei passaggi cruciali della vicenda unitaria, condizionando la Italia pubblica e contaminando il tessuto economico- finanziario. Difficile ammetterlo, ma è così: lo Stato convive con la mafia sin dai suoi albori unitari.» 

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