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Umberto Eco cittadino onorario San Leo, è Benigni show

Eventi San Leo | 22:12 - 11 Giugno 2011 Umberto Eco cittadino onorario San Leo, è Benigni show

La cornice è da togliere il fiato: il cortile della rocca di San Leo, sperone di roccia affacciato sul Montefeltro a fare capolino tra le nuvole squarciate da timidi raggi di sole. L'occasione, di quelle importanti: il conferimento a Umberto Eco della cittadinanza onoraria del borgo dell'Alta Valmarecchia. Il protagonista, Roberto Benigni, in Romagna per celebrare l'amico scrittore e semiologo, senza perdere il gusto del graffio e dello sberleffo ironico tra referendum, Cagliostro e Berlusconi. "Sono davvero orgoglioso ed emozionato di essere qui a festeggiare la cittadinanza onoraria conferita a Umberto Eco - é l'esordio morbido dell'attore e regista toscano -. Leggere davanti a lui brani delle sue opere" - tratte da 'Il nome della rosa', 'Il pendolo di Foucault' e 'Il cimitero di Praga' - "é come leggere Aristotele con Aristotele presente". "Quando Eco mi ha chiesto di venire qui - ha sorriso alla platea - ho risposto quattro volte sì. Quattro sì, quattro volte sì: sì, sì, sì, sì", ha ripetuto ammiccando al referendum. "Come dice Dante - ha scherzato - è il Paese là dove il sì suona. Speriamo - ha ammonito - che almeno i padri della patria vengano ascoltati". Aprendo così, a suo giudizio, nuovi scenari nel mondo della politica: "Se perdono questi referendum una scissione vera è quella della Lega. Una scissione nucleare la fanno - ha aggiunto -: una secessione magari...". In attesa di scoprire cosa uscirà dalle urne, Benigni ha commentato la cittadinanza onoraria a Umberto Eco, ironizzando a suo modo sul presidente del Consiglio. "A me che parlo da 17 anni di Berlusconi perché non mi danno la cittadinanza onoraria di Arcore? La voglio chiedere ufficialmente". E ancora: "In un articolo, tempo fa, Eco ha detto di San Leo: una rocca e due chiese. Mi hanno chiesto di Arcore, dovrei rispondere un uomo e trenta escort". Quanto basta per dare il 'la'' a una riflessione semiseria sul Conte di Cagliostro, illustre recluso nella fortezza romagnola, intrecciata agli accadimenti di oggi. "Qui a San Leo - ha scherzato ancora Benigni - ho visto la cella di Cagliostro, un personaggio straordinario che riusciva a manipolare le teste degli altri, un seduttore con un sacco di donne. A un certo punto si è dichiarato il più grande alchimista degli ultimi 150 anni - ha sorriso -, ha giurato sui figli. E la moglie ha detto: guardate è malato. Alla fine lo hanno messo qui in questa cella a San Leo. Ora la cella è vuota, a trovarlo un altro così... Se lo troviamo la cella è vuota - ha chiosato -: la cella è libera, mi han detto che Bossi ci vuol fare una centrale nucleare...". Celebrato dall'amico toscano - cui ha lasciato spazio e ribalta - e da una platea impreziosita dalla presenza dello sceneggiatore e poeta Tonino Guerra e dall'attore Marco Paolini, Eco ha mostrato divertita soddisfazione. "Umiltà vorrebbe che dicessi: non sono degno del riconoscimento, invece - ha obiettato - sono degnissimo, quanto meno per il contributo economico alla città. Da 36 anni - ha sottolineato - abito qui vicino e porto gli amici a visitarla: non ne posso più di far vedere la cella di Cagliostro. Sono stato giustamente ricompensato: da domani voglio anche la percentuale". Quanto a Benigni, ha concluso Eco commentandone scherzosamente la lettura fatta, "si è allenato con un autore minore come Dante...". (ANSA).  Foto Giampiero Bianchi

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