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Doping, genitori volevano sostanze per figli minori

Cronaca Rimini | 21:02 - 08 Giugno 2011 Doping, genitori volevano sostanze per figli minori

I genitori si davano da fare per reperire farmaci dopanti per i figli minorenni o poco più che minorenni: è uno degli spaccati che emerge dall'operazione 'Anabolandia' dei carabinieri del Nas di Bologna, coordinata dalla Procura di Rimini, che ha portato quattro persone agli arresti domiciliari (un medico e tre tra dirigenti e informatori scientifici dell'industria farmaceutica Sandoz), una all'obbligo di dimora, al sequestro di un ambulatorio e altre 54 persone nel registro degli indagati, molte delle quali sono atleti di calcio, basket, atletica leggera, ciclismo, triathlon, pattinaggio e tennis. Le perquisizioni hanno riguardato 17 province tra Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto, Liguria, Toscana, Marche, Lazio, Umbria, Puglia, ed hanno portato al sequestro di quella che è stata definita una copiosa documentazione probatoria, di 500 confezioni di farmaci dopanti e di decine di dispositivi medici, tra cui siringhe e speciali strumenti utilizzati per la somministrazione dei medicinali anabolizzanti. Il ruolo dei genitori nel reperire sostanze dopanti per i figli atleti emerge in almeno tre casi. Ad esempio c'é il caso di un genitore che si dava da fare per portare dal medico riminese Vittorio Emanuele Bianchi - arrestato all'aeroporto di Bologna al rientro dagli Usa e attorno a cui ruota tutta l'operazione antidoping - i suoi figli tennisti, entrambi minorenni. Secondo l'accusa il medico (che la Commissione di Disciplina della Federazione medico sportiva italiana già nel 2005 aveva squalificato per sei anni) nel giugno 2009 prescriveva con la complicità e "su sollecitazione" del padre dei tennisti, ad uno Stanozololo, un anabolizzante, e Gonasi, che stimola la produzione di testosterone, non giustificati da condizioni patologiche; all'altro, oltre Stanazololo e Gonasi, anche Omnitrope, un ormone della crescita. Stesso copione nel caso di un ciclista under 23 (allora ventenne) accompagnato dal padre nel giugno 2009 dal medico. Al giovane venne prescritta una terapia dopante a base di Andriol (cioé testosterone), Gonasi e Synachten (ormone che stimola il cortisolo). Su richiesta di padre e figlio poi il medico spiegò indicazioni sui tempi di sospensione della terapia per evitare la positività ai controlli antidoping. E ancora c'é la vicenda di un padre che, nel luglio 2009, portò dal medico una figlia ciclista professionista, allora ventunenne, e un figlio ciclista amatoriale, allora ventisettenne. Alla figlia sarebbe stata data l'epo, al figlio testosterone. C'é poi il capitolo calcio: "Se gli metti mano all'ormone questi giocano da serie A", diceva il dott.Bianchi, a Danilo Chiodi, preparatore atletico del Rimini Calcio, nel 2009, a ridosso della decisive partite dei playout di serie B che i romagnoli giocarono contro l'Ancona. Il Rimini, alla fine, venne retrocesso. Ora, dopo una mancata iscrizione al campionato, è in serie D. Chiodi - dice l'accusa - per "alterare fraudolentemente le prestazioni agonistiche degli atleti" della sua squadra contattava il medico concordando il 'trattamento' di tre atleti con Gonasi 5000 (un prodotto che stimola il corpo alla produzione di testosterone, quindi senza immissione dall'esterno) ed emotrasfusioni con ozono. Il primo contatto è datato 3 giugno 2009, il 6 si doveva giocare la gara di andata ad Ancona. Il 4 andò dal medico il giocatore Emiliano Milone (poi passato allo Spezia calcio, squadra che ha lasciato nel marzo scorso dopo un infortunio al ginocchio) per farsi fare una emotrasfusione con ozonoterapia, pratica dopante. Bianchi poi nella stessa occasione prescrisse, mettendo un nome di fantasia sulle ricetta, Eprex, cioé Epo, e Gonasi. In una conversazione intercettata tra i due il medico spiegava che "l'epo è fondamentale". Al giocatore preoccupato dei controlli antidoping sangue-urine dei playout, Bianchi garantì: "con queste terapie non ci sono tracce". Eprex e Gonasi vennero poi presi in farmacia dallo stesso dott.Bianchi che poi li consegnò a Milone. Il tutto è avvenuto sotto gli occhi degli investigatori del Nas, che filmarono e fotografarono la scena. Dopo la partita di andata, giocata ad Ancona e finita 1-1, il preparatore del Rimini contattò di nuovo il medico, sempre ascoltato dagli investigatori. Bianchi spiegò che si sarebbe assentato per qualche giorno ma garantì che l'ossigeno-ozonoterapia sarebbe stata praticata da un infermiere di sua fiducia. Così il 12 giugno l'infermiere fece la terapia a Milone. Nonostante tutto, però, il 13 il Rimini venne sconfitto dall'Ancona 1-0 in casa e fu retrocesso. (ANSA).

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