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Caro benzina, decreto Governo per prezzi trasparenti. Benzinai di Rimini in rivolta: 'Solo confusione'

Ercole Gori della Faib Confesercenti: 'Esporre il prezzo medio nazionale? Una babele cartellonistica'

Attualità Rimini | 13:17 - 11 Gennaio 2023 Foto di repertorio Foto di repertorio.



di Riccardo Giannini

Il decreto sul caro carburanti varato dal Consiglio dei Ministri scatena la proteste della Faib Confesercenti (Federazione Autonomia Italiana Benzinai) il cui presidente regionale Emilia Romagna e provinciale di Rimini è Ercole Gori, gestore del distributore Eni di via Marecchiese a Rimini. 

Nel mirino c'è la norma che introduce l'obbligo di esposizione del prezzo medio nazionale che, secondo quanto trapela, sarà stabilito dal Ministero dell'Ambiente. "Per prima cosa è una normativa non chiara. Il Ministero dell'Ambiente deve darci questo dato? In che modo? Come dobbiamo pubblicizzare questo prezzo medio nazionale?", evidenzia Gori, che parla di una normativa fatta per esasperare ulteriormente i gestori dei distributori, che "già espongono una decina di cartelli prezzi nelle aree di servizio", finendo per creare "una vera e propria babele cartellonistica, utile solo a esporre i gestori a ulteriori sanzioni e a creare confusione nei consumatori". Ma oltre ai dettagli tecnici, è il cuore della norma che crea malumore tra i gestori di distributori: "Il prezzo medio viene calcolato anche con i prezzi di chi magari compra carburante dall'estero  e lo vende a prezzi più bassi. Non è giusto. Allora è preferibile fare una media regionale o ancor meglio provinciale". Faib Confesercenti evidenzia inoltre che il prezzo possa essere influenzato "dal fenomeno dell'illegalità fiscale e contrattuale". Bene: se il cartello col prezzo medio italiano non dovesse essere esposto, scatterebbero le sanzioni. Ma con la sua esposizione e una discrepanza con il prezzo praticato dalla stazione di servizio, scatterebbe il controllo della Finanza con relative sanzioni? Oppure semplicemente sarà un deterrente che spingerà l'automobilista, notata la differenza di prezzo, ad abbandonare quella stazione di servizio per fare rifornimento in un'altra?  

"Noi siamo l'anello più debole della filiera dei carburanti - evidenzia Gori - mentre il Governo smentisce se stesso: i dati ufficiali del Ministero dell’Ambiente certificano che l’aumento dei prezzi alla pompa è stato in linea con il rialzo dovuto al ripristino delle accise, ma il Consiglio dei Ministri sceglie di ignorarli e di considerare comunque i gestori come pericolosi speculatori".

Nel dettaglio oggi (mercoledì 11 gennaio) a Rimini la benzina costa circa 1,86 euro al litro, in leggero calo da 1,97 euro. Senza le accise, il prezzo sarebbe di 1,56 euro al litro, in linea con i "vicini" sammarinesi, che continuano ad accogliere tanti automobilisti italiani nelle proprie stazioni di rifornimento. Il prezzo del carburante cala, ma, evidenzia Faib Confesercenti, sono le accise a pesare in questo momento, non il comportamento dei benzinai. “Le grandi compagnie ci impongono il prezzo ", ricorda Gori. Certamente ci sono fenomeni di speculazioni, non solo impianti con prezzi molto più alti ("Mi hanno detto a Modena che c'è chi vende la benzina quasi a 2 euro e mezzo al litro", spiega Gori), ma anche con prezzi molto più bassi. "Tuttavia in questo caso sarebbe facile intervenire. Tutti i benzinai hanno l'obbligo di inviare al Mise comunicazione quando c'è una variazione dei prezzi. In quel momento sarebbe facile controllare e poi inviare la Finanza per le sanzioni". 

Il Governo, come dichiarato da più di un suo esponente, non è intenzionato a fare retromarcia sulle accise. Con vincoli di bilancio per non aggravare la situazione debitoria, l'esecutivo Meloni ha stanziato risorse per contrastare il caro bollette e ha deciso di ripristinare le accise. Una decisione che ha comunque provocato effetti nefasti sulle tasche dei cittadini. Non solo aggravati dei rincari al momento di fare il pieno, ma anche durante la pesa quotidiana, visto che le merci viaggiano su ruota e i prezzi dei generi alimentari aumentano a loro volta. Federconsumatori Rimini, per voce del presidente Graziano Urbinati, da mesi sta richiamando l'attenzione dell'opinione pubblica sui rincari che stanno prosciugando i risparmi degli italiani. "Per ciò che concerne l'eliminazione delle accise e il costo del carburante, il nostro osservatorio ha calcolato un aggravio di 96 euro all'anno per ogni persona in possesso di un'auto, aggravio che potrebbe essere maggiore con successivi aumenti. Ben 227 euro all'anno in più per chi ha un mezzo alimentato a diesel". Il Governo finisce sul banco degli imputati, anche se la stessa Federconsumatori punta il dito contro le speculazioni: "In autostrada il prezzo della benzina sfiora i 2 euro, per il diesel lo supera. Non si sanno bene le cause di questa situazione". In merito il Governo interverrà, fissando con una norma un tetto agli aumenti del costo dei carburanti sulle autostrade. Ma per Federconsumatori Rimini è un provvedimento insufficiente, perché a prescindere della speculazioni, le tassazione rimane un costo insostenibile: "Abbiamo chiesto da tempo l'eliminazione delle accise obsolete e di fissare un'accisa mobile a ribasso, in modo tale da intervenire prontamente in caso di aumento incisivo del prezzo del carburante sul mercato. E poi soprattutto chiediamo lo scorporo dell'accisa dall'applicazione dell'Iva. Non si può far pagare l'Iva, una tassa, su un'altra tassa, cioé l'accisa".





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