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Taglio automediche in servizio a Rimini, Asl ‘migliorare efficacia del soccorso’

L’Asl in una nota stampa, risponde punto per punto all’allarme lanciato in questi giorni

Attualità Rimini | 12:17 - 23 Dicembre 2022 Immagine di repertorio Immagine di repertorio.

L’Azienda Asl della Romagna interviene sull’allarme lanciato nei giorni scorsi rispetto alla riduzione di automedica. In una nota stampa a firma del Dr. Maurizio Menarini – Direttore UO centrale operativa 118 ed emergenza territoriale Romagna, della D.ssa Raffaella Francesconi – Responsabile programma emergenza-urgenza, della D.ssa Tiziana Perin -  direttore pronto soccorso e medicina d’urgenza Rimini e della D.ssa Rosa Intermite – Direttore pronto soccorso e medicina d’urgenza Riccione, viene puntualizzato che non si tratta di ridimensionamento ma di un “un progetto di sviluppo che mira a migliorare efficacia ed efficienza di tutte le fasi del soccorso preospedaliero Romagna”.


Di seguito la nota stampa 

In merito agli articoli odierni sulla riduzione di una automedica nell’ambito di Rimini è necessario riportare alcuni elementi di chiarezza e di corretta informazione, in modo da evitare inutili allarmismi e strumentali prese di posizione di parte.

La grave e nota carenza di medici rende necessaria la riduzione di automediche nell’ambito dei territori della Romagna. La necessità di garantire la continuità delle prestazioni nei pronto soccorso dove viene messo in atto il trattamento definitivo necessario per le condizioni dei pazienti richiede di fare scelte straordinarie, impiegando all’interno degli stessi le poche risorse mediche disponibili. 

Nello specifico delle attività delle automediche occorre ricordare che i pazienti critici che richiedono un intervento medico sul territorio sono in percentuale non superiore al 1,5%, numero che consente di assicurare la necessaria copertura anche con riduzione del numero dei medici sul territorio, considerato che su tutte le ambulanze sono presenti infermieri (mezzi di soccorso avanzato a leadership infermieristica). Inoltre, il numero di interventi delle attuali automediche (Rimini, Riccione e Santarcangelo) è pari ad una media di 5 – 6 nelle 24 ore, con un medico che in un turno di 12 ore tratta 3 pazienti, di cui nella maggior parte dei casi non si riscontrano compromissione di funzioni vitali. Lo stesso dottor Manfroni ammette che sono poche le “emergenze gravissime”.

A fronte di questi dati, un medico del pronto soccorso di Rimini e Riccione tratta non meno di 25 – 30 pazienti a turno con un carico ben differente di lavoro rispetto a chi lavora in automedica: appare evidente che sia necessario tutelare questi professionisti e supportarli nel lavoro quotidiano. 

L’elisoccorso, che dalla prossima primavera estenderà la presenza operativa soprattutto nelle giornate estive, con circa 250 ore in più per tutta l’estate, integra i mezzi a terra consentendo una medicalizzazione ed una centralizzazione negli ospedali idonei dei pazienti anche da territori distanti dagli stessi presidi.

A trent’anni di distanza dalla nascita del sistema 118 non si torna indietro ma si mette in campo un progetto di sviluppo che mira a migliorare efficacia ed efficienza di tutte le fasi del soccorso preospedaliero Romagna, a partire dalla centrale operativa 118. I punti principali sono l’uniformità delle procedure infermieristiche su tutti gli ambiti, un progetto di formazione e qualificazione degli infermieri e dei medici, la presenza di un medico in centrale operativa per supportare e supervisionare l’attività territoriale.

Stupisce la posizione del presidente degli Ordini dei medici e degli infermieri di Rimini. Della necessità e delle motivazioni alla base della decisione di ridurre le automediche è stata data la dovuta informazione nelle opportune sedi: collegio di direzione Ausl della Romagna, consigli comunali di Rimini e Lugo, Conferenza Socio-sanitaria territoriale. Le criticità sono state ampiamente esposte congiuntamente ad una puntuale ed approfondita analisi dei dati di attività

La Romagna è la realtà che ha il numero più alto di interventi con infermiere nel nord Italia in rapporto alla popolazione e la presenza di un professionista sanitario già sul primo mezzo assicura una risposta adeguata nella stragrande maggioranza dei casi. Il dottor Colamaria sa bene che non viene richiesto agli infermieri nulla che sia al di fuori delle proprie competenze e del proprio profilo professionale, operando all’interno delle procedure adottate. Ad esempio, in casi come l’infarto miocardico e l’ictus il contatto diretto con il cardiologo ed il neurologo ospedalieri consente di assicurare al paziente il percorso idoneo nei tempi più brevi possibili, in un lavoro di team medico-infermieristico che va a vantaggio dei pazienti, senza la necessità di un medico sul luogo dell’evento. Sul tema della formazione: non è una richiesta dell’OPI la definizione di un progetto specifico di acquisizione delle competenze; è una parte del progetto di sviluppo del sistema di soccorso preospedaliero già in fase di implementazione e proposto dalla direzione dell’unità operativa 118. E anche su questo punto occorre fare chiarezza: nessuno pensa di sostituire con un infermiere i medici che mancano. Nell’ambito della professione ognuno mantiene il proprio ruolo, in una virtuosa collaborazione. E la figura del medico di centrale andrà a supportare ulteriormente, con la idonea tecnologia, gli operatori sul territorio.

Il dottor Manfroni parla di problemi di tipo contrattuale fornendo dati e cifre che se da un lato non corrispondono al vero dall’altro non considerano che gli stipendi erogati sono quelli previsti dall’accordo collettivo nazionale della categoria e dall’intesa regionale, con un regime equiparabile a quello dei dipendenti del servizio sanitario regionale che operano nel settore dell’emergenza. E ignora del tutto che la carenza medica è stata segnalata già da anni ed in particolare, con grande forza, dalla direzione della AUSL della Romagna: tra 2 anni mancheranno 50.000 medici, e non si tratta di un tema risolvibile solamente con incentivazioni economiche. Se “scioperi di medici ed infermieri” ci devono essere ci auguriamo che siano a difesa del servizio sanitario nazionale e di tutti coloro che vi lavorano con grande impegno: in questa fase abbiamo come operatori della sanità pubblica l’obbligo di fare del meglio, assumendoci ognuno le proprie responsabilità per garantire le risposte ai cittadini.

In definitiva, il sistema di soccorso preospedaliero della Romagna, anche con la riduzione di automediche, è in grado di assolvere pienamente al proprio compito di erogare le prestazioni appropriate alle necessità. Da una situazione di crisi possono emergere opportunità di crescita e sviluppo che permettono di mettere in campo soluzioni migliorative rispetto ad inveterate abitudini non al passo con i tempi.

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