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Giustizia di genere, in Cineteca a Rimini 'La rete non ci salverà'

Mercoledì 7 dicembre alle 17 incontro con la docente universitaria e scrittrice Lilia Giugni

Eventi Rimini | 10:44 - 05 Dicembre 2022 Lilia Giugni Lilia Giugni.

«La lotta per la giustizia di genere nel ventunesimo secolo non può che passare per due binari paralleli: la denuncia della violenza e dello sfruttamento attivati dalla tecnologia, e quella delle oscene disuguaglianze nella sua distribuzione sociale e geografica», afferma Lilia Giugni, docente universitaria e attivista femminista nel suo recentissimo libro “La rete non ci salverà. Perché la rivoluzione digitale è sessista (e come resistere)”, pubblicato da Longanesi nell’agosto di quest’anno.

 

L’autrice presenta il suo libro mercoledì 7 dicembre, alle ore 17 in Cineteca (via Gambalunga, 27), in dialogo con Vera Bessone ed Elvira Ariano.

L’incontro, organizzato dal Coordinamento Donne Rimini insieme a Rompi il silenzio, fa parte del ciclo di appuntamenti “Donne coraggio!” promosso dalla Rete Donne Rimini in collaborazione con il Comune e la Casa delle donne, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

 

La rete non ci salverà”, costruito su oltre cinque anni di ricerca e impegno femminista, offre uno sguardo inedito, attualissimo e appassionato sulla rivoluzione digitale, e sul suo intreccio con ingiustizie economiche e di genere. Il volume, oltre a indagare la violenza digitale, mette in luce le tante discriminazioni presenti nel settore lavorativo dell’intelligenza digitale.

«Un sostrato misogino permea l’industria tech nel suo complesso, collegato allo sviluppo di tecnologie discutibili soprattutto nel campo dell’intelligenza artificiale», sostiene Giugni.

Molestie e minacce online, pornografia non consensuale, informazioni personali condivise senza permesso: in tutto il pianeta milioni di donne sono esposte alla violenza digitale. E le cose non vanno meglio dall'altra parte dello schermo. Ingegnere, influencer e altre lavoratrici del tech discriminate o sfruttate sul lavoro. Pregiudizi sessisti dell'intelligenza artificiale e forme discriminatorie di smart working. Catene di produzione high-tech intrise di abusi e misoginia, e abissali disparità di genere nell'accesso alle risorse tecnologiche.

Cosa ci ha portato fin qui, e come se ne esce?, si chiede l’autrice. La soluzione esiste: ripartendo dalle voci, dai bisogni e dall'attivismo delle donne si può puntare a riprendersi la tecnologia, e a rimetterla al servizio di tutte e di tutti.

 

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